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venerdì 25 gennaio 2013

Möglichkeiten (Possibilità)

Es ist unmöglich, einen Mann zu ändern. Es ist möglich, einen Mann zu wechseln.

(È impossibile cambiare un uomo. È possibile cambiare un uomo.)

Canzone del giorno: Katy Perry - Firework.

lunedì 3 dicembre 2012

Ad te levavi

Quest'anno i tradizionali post di ogni domenica d'Avvento verranno chiamati col loro nome, avendo scoperto che ciascuna ne ha uno - che coincide con le prime parole dell'Introito ;-)


Rieccomi qui, ragazzi.
Il primo pensiero di questo Avvento va ovviamente a coloro che hanno animato l'iniziativa delle Foglie sulla neve. Chi con tanti, chi con pochi post... grazie a tutti, non solo per la soddisfazione che ho provato nel vedere questo titolo tante volte in barra, ma soprattutto perché ciascuno di voi le ha dato la sua personale impronta, come una diversa specie arborea.
Sarà un'iniziativa che sicuramente ripeterò l'anno prossimo; magari facendola durare un po' meno, visto che pure a me a un certo punto stava sfuggendo di mano.

Sono già due settimane che Padova è vestita a festa. Io sono del partito pro-Natale, e sto perfino cominciando ad apprezzare le nuove luminarie a LED, decisamente più delicate del blu elettrico in voga qualche anno fa.
Quando passo accanto al grande albero di fronte al Palazzo del Bo, a Padova, non posso non pensare a Ελένη, la mia ex tandem greca, che l'anno scorso volle essere presente all'accensione delle luci. Το χριστουγεννιάτικο δέντρο, così si chiama.

Quest'anno, per la precisione il giorno 11, per la prima volta parteciperò a un'elevazione musicale. Con il coro della cattedrale, con il quale canto da un paio di mesi. Roba seria, si preannuncia: per esempio, un Veni Domine di Felix Mendelssohn, che canteranno le donne. Altro che quella pacchianata della Marcia nuziale...



Passando a brani meno impegnativi, non credevo di poter essere ricordato per un'interpretazione canora, e invece è successo: con la ragazza di un mio ex compagno di teatro, che si ricorda di me ogni volta che sente Il ballo di San Vito, che io manco ricordavo di aver cantato al matrimonio di un nostro amico!


E sempre a proposito di canto, ieri a casa di un mio amico tedesco si è onorata la loro tradizione della prima domenica di Avvento, con Spekulatius, Lebkuchen e Glühwein, e alla fine abbiamo cantato Stille Nacht. È una scemenza, lo so, ma era la prima volta che non ero da solo a cantare l'originale :-)

Canzone del giorno: Gianfranco Manfredi - Ma chi ha detto che non c'è.

mercoledì 21 marzo 2012

giovedì 16 febbraio 2012

Idoneità di inglese


Ai tempi della mia fissazione per il tedesco, la mia amica Michelle, studentessa di traduzione e interpretariato, accettava di buon grado le mie chat in tedesco; nondimeno, in vista di un'eventuale conversazione dal vivo, mi avvertì di essere molto severa nei confronti degli errori nell'idioma di Einstein.

Per quanto io non fossi molto felice della sua scarsa fiducia nelle mie capacità - presto dovette ricredersi - capivo le sue ragioni. E ancor di più le capisco adesso.

Nei seminari che si tengono al mio dipartimento - come in tutti i dipartimenti italiani, presumo - vige la prassi secondo cui se anche uno solo dei presenti non capisce l'italiano, l'intero seminario si svolge in inglese. E io non posso oppormi affermando di non capire l'inglese, e rivendicando il diritto di seguire il seminario nella lingua del Paese dove sono nato e cresciuto e dove ha sede la mia università: sia durante il corso di laurea, sia all'esame d'ammissione al dottorato, è stata ufficialmente accertata la mia conoscenza della lingua inglese.

Ufficialmente, per l'appunto.
L'idoneità di inglese, all'università, consisteva di quattro serie di domande a risposta multipla più una composizione di almeno 150 parole. La prova si svolgeva al computer, per cui non era possibile sforare l'ora di tempo a disposizione. Io, con il mio perfezionismo da figlio di insegnante di lingue, perdo tempo nelle domande, e mi rimane il tempo per scrivere appena due frasi; quando chiamo mio papà, uscito dall'aula, lui mi evidenzia subito un errore.
Disperato, ero convinto che mi avrebbero bocciato: proprio me, dopo pure tre stagioni di 24, due di Lost, e una breve conversazione con Joe R. Lansdale. Il risultato: 94/100, e davanti a me solo un 95.

All'esame di ammissione al dottorato, poi, parliamone: ciò che era denominato accertamento della conoscenza dell'inglese era la lettura ad alta voce e la traduzione di una frase da un testo di cosmologia.

Per quanto io non abbia fatto delle lingue la mia professione, l'inglese per me è ben di più - anzi, totalmente altro - che una voce da mettere sul curriculum. Fino a che punto mi abbia influenzato papà, non lo so. Che sia stato abituato troppo bene, non lo discuto. Ma sta di fatto che non sopporto sentir parlare l'inglese male.
Anzi, no. Mi correggo seduta stante. Non dovrei sopportare nemmeno me stesso, visto che commetto errori a tutto spiano. Chi non sopporto sono coloro che sostengono di conoscerlo, e poi mi tirano fuori perle come can I wash my mains? o lo pronunciano come Nando da Torpignattara.

Ovviamente, però, i Nandi da Torpignattara con le mains sporch sono più numerosi dei figli degli anglisti. Al tempo della tesi, quando collaboravo con una ricercatrice di Belgrado, io ero l'unico, in tutto il gruppo, che le si rivolgeva in italiano: lingua che lei, oltretutto, era felice di imparare.

Io capisco che, se a tenere un seminario è uno straniero, magari in visita per pochi giorni, costui debba poter parlare inglese - visto che comunque, volenti o nolenti, al momento è questa la lingua internazionale della scienza. Oppure, se al seminario sono presenti scienziati da tanti Paesi diversi.
Ma che la presenza di uno straniero, il quale magari non è nemmeno un visitatore occasionale, debba costringere tutti a parlare (male) inglese no, la mia testolina non ci arriva. Non arriva nemmeno a capire perché il summenzionato non-visitatore occasionale non possa fare un minimo sforzo per imparare due frasi della lingua del Paese del quale è ospite. È un dovere morale, io credo.
E il seminario? Basta che i lucidi siano in inglese - e 9 volte su 10 lo sono - o che lo speaker fornisca le referenze ai lavori pubblicati.

Chiedo troppo?

Canzone del giorno: Samuele Bersani - Un pallone.

domenica 4 dicembre 2011

L'ultimo mese #4


Geschenkszeit.
(Il resto dei commenti a dopo: ora sono di corsa - e non per fare acquisti natalizi!)

giovedì 1 dicembre 2011

Είμαι γκρινιάρης (μα μιλάω Ελληνικά)

Ossia: io sono un piagnone (ma parlo greco) (*) - anzi, forse proprio per questo sono un piagnone.

Questa è la prima parte - per ragioni di lunghezza - della storia della conoscenza tra me e Sabrina. Iniziata il 20 ottobre 2008, terminata esattamente 35 mesi dopo.

La sera di lunedì 20 ottobre 2008 partecipai alla mia prima lezione di tedesco. In quel periodo stavo lavorando alla tesi, e poco meno di due mesi prima ero stato lasciato. Il Deutschkurs e il laboratorio teatrale erano fondamentalmente le uniche cose che mi distraevano dal domandarmi, imbambolato, perché io e S. non stessimo più insieme.

Il clima, tra gli aspiranti germanofoni, fu presto da classe di liceo. Spesso ci vedevamo anche al di fuori del corso, per uno spritz o due passi in centro.
Due ragazze studiavano il tedesco perché fidanzate con ragazzi tedeschi, e una di loro era Sabrina. Classe 1978, psicologa.
Di lei mi colpirono immediatamente la determinazione e l'indipendenza. Soprattutto un anno dopo, quando costei, che per giunta aveva appena aperto il suo studio, decise di trasferirsi in Germania, da colui che in seguito sarebbe diventato suo marito.
Era molto diretta, e lo apprezzavo: anche quando secondo lei mi facevo troppe pare.

Dopo il trasferimento in Germania, ogni tanto Sabrina tornava in Italia per un weekend, e ci incontravamo, noi ex corsisti e altri suoi amici.

Ad uno di questi weekend, nel marzo 2010, io non ero propriamente gioioso. Una ragazza si era comportata molto male con me: ero deluso e arrabbiato. Forse avrei dovuto starmene a casa, ma speravo di distrarmi un po'.
Poiché, tuttavia, il mio volto non sa mentire, i presenti mi chiesero se qualcosa non andasse, e io ammisi.
Sabrina non mi fece finire neanche la prima frase, e partì con la filippica: tu ti fai condizionare troppo, non devi dare peso a queste cose, le persone vanno e vengono, e bla bla bla. Tutte cose vere, probabilmente: ma non era né il momento né il luogo. E poi, santiddio, ma perché della gente si sente sempre in dovere di darti consigli, magari facendoti pure la paternale davanti a estranei e facendoti sentire un povero deficiente?
Nessuno ha loro insegnato la regola fondamentale: mai contraddire una persona ferita?
Nessuno ha insegnato loro che, 9 volte su 10, una persona ferita sa già qual è la strada per stare meglio, ma che magari non ha voglia di prenderla subito?
O quantomeno, che a volte ha solo bisogno di essere ascoltato?

Purtroppo, con questi individui e nelle suddette circostanze, il mio karma va a farsi benedire. Offrendo loro un destro formidabile per darmi del disturbato e suggerirmi di trovare un bravo terapeuta. Sarebbe bastato parlare d'altro e io sarei stato la persona più di compagnia del pianeta.

Inutile dire che la serata fu un disastro. Ma, alla fine, io e Sabrina chiarimmo, e amici come prima... o quasi.

(continua)

Canzone del giorno: Lorie - Ensorcelée.

(*) Per una cosa devo ringraziare Sabrina: avermi fatto trovare finalmente una parola che inizia con γκ, che in greco moderno è un'unica lettera e si pronuncia g.

sabato 19 novembre 2011

Propositi culturali


La sequenza universitaria di un post fa, attualmente la sto rivivendo per preparare il mio primo esame di dottorato. Inutile dire che spero di giungere al punto 8; ma oggi, a dire il vero, voglio concentrarmi sul punto 6.

Ovvero: oggi voglio parlare dei propositi culturali!

Perché diciamolo: anche se studiare è sempre faticoso, anche se ci sono materie di cui porteremmo volentieri i libri a 451 °F, qualcosa - dico qualcosa - di quello che studiamo ci piace. E ci piacerebbe approfondirla, magari a scapito di altri argomenti noiosi.

Ebbene, ecco la domanda numero 1:
che cosa, mentre studiavate, vi siete ripromessi di approfondire una volta finito?
Oppure, variante per i lavoratori:
di che cosa, mentre eravate impegnatissimi con qualcos'altro, avete detto lo studierò quando avrò tempo?
Comincio io:
  • alla fine della terza liceo, dopo lo studio delle trasformazioni di Galileo: la relatività ristretta di Einstein;
  • durante la quarta, avvertendo un senso di perfezione recitando le ottave: i poemi cavallereschi (Boiardo, Ariosto, Tasso...);
  • dopo cinque anni (e mezzo, considerato il pre-corso della terza media) di latino, insegnatoci al livello dei migliori licei classici, i rudimenti (della grammatica) del greco antico;
  • quasi come una sfida: il tedesco;
  • dopo aver compiuto un balzo da gasteropode la sera di Natale del 2007: la Divina Commedia;
  • praticamente da tutta la vita: imparare a suonare uno strumento.
È probabile che abbia dimenticato qualcosa, ma non è importante. Ben più importante è la domanda numero 2:
quanti, dei propositi elencati nella risposta alla domanda numero 1 (o 1bis), sono stati in seguito messi in pratica?
Qui la mia risposta è facile: nessuno. Con la lodevole eccezione del tedesco, che cominciai a studiare tre anni fa, e ora posso dire di conoscere discretamente.
Quanto al greco, pure quello lo sto imparando: quello moderno però, με την Ελένη και την Ελένη - la prima è una mia collega di matematica, la seconda è la mia tandem. Con la mia ragazza, laureata in lettere classiche, abbiamo fatto un patto: fisica in cambio di greco antico. E, prima o poi, costei dovrà capacitarsi che io legga le η come i.

Canzone del giorno: Cloud Control - There's Nothing in the Water We Can't Fight.

lunedì 24 ottobre 2011

Grand Chœur

Nel duomo di Serravalle, a Vittorio Veneto, abbiamo un organo Callido del 1822: lo sapevate?
E sapevate che è uno degli organi più importanti del Veneto?
E che dal 1990, ogni ottobre, si tiene una rassegna di quattro concerti?

Ieri, alle tastiere del Callido c'era Roland Muhr, bavarese, allievo di Karl Richter, che eseguì brani sacri, principalmente del diciottesimo e diciannovesimo secolo.

Io ero un po' assopito: il pranzo a casa di amici di famiglia era stato particolarmente abbondante, e per arrivare alla chiesa avevo dovuto attraversare a piedi, spedito, praticamente tutta la città. Ma circa un minuto dopo l'attacco del Grand Chœur in do maggiore di César Franck, forse il più famoso compositore francese di musica per organo del periodo romantico, mi svegliai di soprassalto. Avevo riconosciuto una melodia (a me) inconfondibile, e stavo già istintivamente (e silenziosamente cantando): o Dieu de clémence, viens par ta présence... : il Noël Suisse di Louis-Claude Daquin, uno dei miei miti del periodo di infoiamento per la musica classica - secondo la legge: l'infoiamento di Marco per un compositore è direttamente proporzionale alla sua anonimia.


Al termine dell'esibizione, non esito: appena Muhr si libera, mi lancio da lui e col mio tedesco arrugginito gli chiedo se la melodia fosse, effettivamente, la stessa. Così è: sia Daquin che Franck avevano utilizzato un tema natalizio tradizionale.

(Diciamo la verità: lo sospettavo, perché già in un brano di Claude-Benigne Balbastre avevo trovato un tema natalizio utilizzato da Daquin - quand Dieu naquit à Noël; l'ho domandato ugualmente per non perdere l'occasione di parlare tedesco! :-) )

In quell'occasione conosco anche il direttore artistico della rassegna, M° Roberto Padoin, il quale, forse sorpreso dalla mia conoscenza musicale, mi domanda se io sia organista, o quantomeno pianista. No, rispondo io: al massimo arrivo a Fra Martino - in tedesco Bruder Jakob, chiosa Muhr. Ma perché mi girate il dito nella piaga?

sabato 11 giugno 2011

Verwechslungsgefahr

(volevo mettere semplicemente Verwechslung, che in tedesco significa confusione, ma mentre controllo l'ortografia della parola mi si suggerisce quest'altra, che significa pericolo di confusione. Bravo Google, sei perspicace.)

Ieri, in mensa.
"Michela?"
Michela si gira, scambiamo due parole e poi torniamo ai rispettivi pranzi.
Io mi domando come mai non ci sia Sara: sono quasi sempre insieme.

"Ciao Marta, alla prossima!"
Ci salutiamo e io torno in ufficio.

Di sera, in piazza.
Incontro la Sara di cui sopra: "Giusto di te mi stavo domandando, ho visto Michela oggi in mensa e anche poco fa..."
Sara: "Come puoi averla vista? È tornata a Verona ieri..."

Dono dell'ubiquità?
No: semplicemente si chiama Giorgia.

E Marta si chiama Chiara.

Canzone del giorno: Foreigner - I Want To Know What Love Is.

domenica 8 maggio 2011

"Ah, no, è tedesco!"

Ieri pomeriggio, all'imbocco di corso Umberto: do un'occhiata divertita ad un arcaico manuale di Fortran - il linguaggio di programmazione che ho dovuto imparare ai tempi della tesi - in vendita a una bancarella, e proseguo la passeggiata. Immediatamente a fianco, c'è il banco di un'associazione umanitaria: è sufficiente che rallenti impercettibilmente affinché una volontaria mi porga un volantino, osservando si vede che sei sensibile!

Dissimulando a fatica il fastidio, sbircio il volantino, senza prenderlo; e al tempo stesso guardo la volontaria come a dire fuori le prove!
Lei, tuttavia, pensa che il mio sia sconcerto, e dice al suo collega: oh, non mi capisce, è tedesco!
L'altro volontario cerca di risolvere la mia titubanza: she was just joking!
Joking? rispondo io, deciso a mantenere il personaggio.
Poiché lo scambio di battute in inglese non prosegue, io ho uno slancio di pietà: guarda che puoi parlare italiano!
Ma, forse complice una R moscia (volontaria o involontaria?), nessuno dei due capisce che italiana è anche la mia nazionalità, e la donna chiede: hai un cellulare italiano?
Prima mi spieghi da dove si vedrebbe che sono sensibile, replico io.
Perché ti sei fermato a guardare...

Mannaggia, e io che pensavo di avere ancora il viso d'angelo!

Canzone del giorno: Michael Learns To Rock - Someday.

P. S. 1: So che a Padova esiste via Umberto I, e non corso Umberto. Ma ho una parte del cuore a Napoli.
P. S. 2: La messinscena è stata smascherata dal ciao Marco! di una ragazza al banco ancora più avanti, di un'altra associazione umanitaria.

venerdì 1 aprile 2011

Überlin


I R.E.M. sono uno dei miei gruppi preferiti, anche se - come tutti i gruppi che amo, essendo troppi - non sono costantemente presenti nelle mie playlist. Prima di quest'ultima Überlin, l'ultima volta che avevo ascoltato una loro canzone ero in macchina con una persona che non mi era simpatica - era stata un'antipatia a pelle - e, forse proprio per tale ragione, ero molto nervoso.

Ho già avuto modo di parlare della mia passione per la lingua tedesca: in Überlin, tuttavia, la germanicità sta solo nella parola U-Bahn (metropolitana) e nell'ovvio gioco di parole del titolo; le strade su cui balla Aaron Johnson nel video ufficiale - pardon, nel cortometraggio - sono del quartiere Brick Lane di Londra. Molto più interessante, a mio parere, l'altro video, realizzato da Nir Ben Jacob, in cui le stazioni della U-Bahn berlinese sono sostituite dal testo della canzone.

I primi versi ancora mi fanno pensare a una versione accelerata di Drive, ma già mi piace più di quanto mi piacesse all'inizio; anzi, quando torneranno in Italia dovrò riuscire a vederli dal vivo, ché ancora mi mancano.

Nel frattempo, cambiando completamente genere e ambiente, nei 15 secondi di Uomini e donne che ho beccato ieri su La5, c'era un'esterna in cui tronista e corteggiatore (o corteggiatrice?) erano accompagnati da A Whole New World, la canzone in cui Aladdin porta Jasmine in giro sul tappeto volante. Gli emuli di Costantino e Alessandra si amino quanto vogliono, ma nessuno si deve permettere di sfregiarmi Aladdin, capito? Nessuno.

mercoledì 3 febbraio 2010

Periodo ipotetico dell'irrealtà

Se nessuno dei miei lettori fosse stato almeno una volta messo in crisi dalla consecutio di un periodo ipotetico dell'irrealtà, sarei nato su un pianeta di bugiardi.

Chissà se esiste una lingua nella quale questa costruzione sia facile; ma non credo. In fondo, gente, il periodo ipotetico dell'irrealtà è fatto per i rimpianti, per i rimorsi, per i piagnistei. È assurdo che così tanta gente si scandalizzi quando sente un congiuntivo sbagliato; dovrebbe rallegrarsi, piuttosto, dell'esistenza di persone cui sono vietati rimpianti, rimorsi e piagnistei.

Se non fossi così timido, ci avrei provato con Chiara e ora forse saremmo insieme. Bello di casa, probabilmente Chiara non ti interessava così tanto se non ci hai provato; e l'unica cosa certa è che non siete insieme.
Se avessi tenuto la lingua a posto, ora Sergio mi parlerebbe ancora. E tu dovevi proprio andare a raccontare a mezzo mondo che lui aveva fatto cilecca?

Non parliamo poi dei periodi ipotetici dell'irrealtà con i verbi modali. Se avessi potuto studiare pianoforte, ora non farei altro che suonare Chopin. Sicuro che fosse veramente un tuo desiderio, che tu non sia solo invidioso degli applausi ricevuti - e meritati - da Alessio?

In tedesco, che io sappia - Fabio, eventualmente correggimi tu da qui in avanti! - il periodo ipotetico dell'irrealtà con un verbo modale si può costruire solo con il doppio infinito. La Lehrerin non ci ha ancora spiegato la regola, ma ha commesso l'errore di portarne un esempio; inevitabile che io me la andassi a guardare. E ormai che il guaio è fatto, vediamo di compierne buon uso, per esempio: wenn ich mich nicht zum Deutschkurs hätte anmelden dürfen, wäre ich weniger glücklich.

Però, che fatica! Le infinitive sono più facili: ich habe schon angefangen, mich weniger über mein Leben zu beklagen!

Canzone del giorno: White Lies - Fifty On Our Foreheads.

domenica 15 novembre 2009

Addio ad un'identità

Era nell'aria da tempo, ormai.
Prima l'inglobamento del sito nel portale Mediaset, poi il link sempre più piccolo fino a ridursi a una sola riga.
logo jumpyInfine, il 10 novembre, la comunicazione ufficiale: dal 1° gennaio 2010, Jumpy non fornirà più il servizio di posta elettronica.

Solo la mia prima ragazza, finora, sa perché nell'autunno del 2000 mi ci fossi iscritto, nonostante disponessi già di più di un account per l'accesso a internet nonché di più di un indirizzo di posta. E io non ve lo dirò perché ho una reputazione da difendere; ma se siete abbastanza attenti potete capirlo.

Avevo scelto vielseitig come username per due motivi. La parola, in tedesco, significa vario, versatile, eclettico (vielseitig interessiert sein = avere molti interessi), ed era un po' la mia fissazione in quel periodo. Ero al quarto anno di università - in realtà ero già abbondantemente indietro - e, dopo che al liceo mi ero sforzato per avere buoni voti anche nelle materie umanistiche, mi ero ritrovato dei compagni i cui argomenti di conversazione, al contrario, non andavano oltre la fisica e la matematica. Il est bien plus beau de savoir quelque chose de tout que de savoir tout d'une chose; cette universalité est la plus belle: questa citazione di Pascal era diventata il mio motto.

Il secondo motivo era il desiderio di qualcosa che ogni giorno mi ricordasse il mio proposito di imparare il tedesco. La sua efficacia si sarebbe manifestata solo 8 anni dopo, e quindi forse è giusto che scompaia proprio adesso, quando marcio a pieno regime verso i verbi che reggono un caso preposizionale.

Anche un mio vecchio sito si chiamava così. L'avevo costruito in HTML con un editor testuale: unico aiuto, l'evidenziazione del codice. Lo curai per un po', ma a un certo punto mi arresi alla macchinosità di una gestione totalmente manuale, nonché all'avanzata dei blog.

Non ero convinto per nulla quando aprii questo blog. Temevo avrebbe fatto la fine del sito: aggiornamenti frequenti per un po', poi l'abbandono. In effetti, dei periodi di stasi ci sono stati, ma ridendo e scherzando sono ormai tre anni e mezzo. Non male, per uno che non ha mai avuto la costanza come punto forte.

Musica del giorno: Antonín Dvořák - Concerto per violoncello e orchestra in si minore, op. 104.

lunedì 2 novembre 2009

Deutsche Wörter

  • zählen: contare; erzählen: raccontare;
  • Fluss: flusso, fiume; beeinflussen: influenzare;
  • drücken: premere; ausdrücken: esprimere;
  • ...
io amo questi giochi!!!

Canzone del giorno: stellastarr* - My Coco.

martedì 20 ottobre 2009

Niveaustufe A2

Themen 2Oggi mi sono visto con un mio futuro collega, mio compagno l'anno scorso del corso di tedesco - e unico col quale proseguo nella stessa scuola - al quale avevo chiesto di comprare il libro anche per me, poiché ieri, data della prima lezione del corso per il livello A2, dovevo (e avevo il piacere di) essere presente al Gran Gala ciclistico di Conegliano.

Lui non era venuto ad alcuno spritz dove noi aspiranti germanofoni ci eravamo incontrati la scorsa estate; io l'ho aggiornato sugli ormai ex compagni, e lui mi ha brevemente descritto i quattro corsisti nuovi. Tutti sui 25 anni, due ragazzi e due ragazze; tranne una di queste ultime, che l'ha studiato alle medie, tutti hanno cominciato da autodidatti. E l'altra ragazza, stando alle parole del mio futuro collega, è un vocabolario vivente, una della quale ti domandi ma che sta dicendo? dove l'ha pescato 'sto verbo?

Anche una compagna dell'anno scorso dava quest'impressione; una nuova sfida si profila. Di sicuro, ci sarà da divertirsi!

Canzone del giorno: Kasabian - Thick As Thieves.