lunedì 23 ottobre 2006

Micat in vertice

Ho già accennato alla gita di Siena dello scorso ponte del 2 giugno, con veglia di Pentecoste inclusa.

Micat in verticeLungo il nostro itinerario artistico, una breve tappa fu a Palazzo Chigi-Saracini, sede dell'Accademia Musicale Chigiana, e nel cortile interno notammo che sotto ogni finestra era iscritto micat in vertice.
Per quanto mi sforzai, non mi venne in mente il significato del verbo; tornato a casa, tuttavia, combinando opportunamente il mito antico (Castiglioni-Mariotti) e quello moderno (Google), in meno di un minuto scoprii che in italiano suona brilla in vetta ed è il motto della famiglia Chigi.
Inviai subito un sms a Paolo, l'amico che era parso più curioso di conoscere la traduzione; da allora, il referente ufficiale della compagnia per le cose difficili - che, al contrario, su quelle facili (intendi: di cultura popolare) cade come una pera matura - sono io.

Fonte BrandaAltre due sfide le ebbi nella medesima gita: la prima alla Fonte Branda, dove a lato c'è una lapide con la terzina dantesca:

Ma s'io vedessi qui l'anima trista
di Guido o d'Alessandro o di lor frate,
per Fonte Branda non darei la vista.

(Inferno, canto XXX, v. 76-78)

Subito, al nome Guido, pensammo a Cavalcanti, ed eravamo completamente fuori strada, perché chi parla qui non è Dante, ma il maestro Adamo: colui che al castello di Romena - sopra la Fonte Branda - coniò fiorini falsi per i conti Guidi, che lì dimoravano. È su questi ultimi che il falsario scarica la colpa, parlando a Dante e Virgilio; prima della terzina citata, infatti, dice che il ricordo dei ruscelli che dal Casentino sfociano nell'Arno lo "secca" ancora più del castigo cui è sottoposto (l'idropisia); tuttavia rinuncerebbe pure a tutta l'acqua della Fonte Branda pur di vedere le anime dannate dei conti Guidi: Guido II, Alessandro o il loro fratello (non è specificato se si tratta di Aghinolfo o Ildebrandino).

L'ultima delle sfide senesi la ricevetti durante il viaggio di ritorno: ancora con Dante, quando una signora citò il verso Siena mi fé, disfecemi Maremma. Neanche allora ci venne in mente di chi si trattasse, ma questa è un po' più facile: è Pia dei Tolomei ed è il verso 134 del V Canto del Purgatorio.

Giusto il tempo di tirare il fiato durante la pausa estiva ed ecco tornare i miei amici alla carica: ancora Paolo, con perinde ac cadaver - significa allo stesso modo di un cadavere ed è il giuramento che S. Ignazio di Loyola faceva pronunciare ai Gesuiti, oltre ai tre voti canonici, in segno di obbedienza al Papa. Più che altro, però, devo capire dove Paolo abbia trovato un collegamento tra questo motto e Oliviero Diliberto.
E ancora, con non numerantur, sed ponderantur ([le cose] non sono [semplicemente] elencate, ma pesate), trovato nell'ultimo libro di Walter Veltroni.

Ma il meglio deve ancora arrivare.
Sabato scorso pensai per la prima volta di aver fallito, quando l'amico Denis mi aveva chiesto di scoprire chi avesse detto che bisogna essere forti per cambiare le cose che si possono cambiare, pazienti per accettare le cose che non si possono cambiare, saggi per distinguere le une dalle altre.
Tentai tutte le possibili combinazioni con Google, anche traducendo le parole in inglese: niente.
Ma se io posso fallire, il destino no che non può!
Ieri feci una visita sul blog di Anais: notai che dopo di me aveva commentato Silvia; feci clic sul link al suo blog e cosa vidi?


Eh, Denis ci aveva quasi preso. Per la cronaca, questa è la preghiera della serenità di Reinhold Niebuhr (1943). Voglio proprio vedere la faccia dei miei amici quando glielo dirò...

Canzone del giorno: The Black Velvet Band - St. Patrick's Day Parade.

4 commenti:

  1. che belloooooooooooooooooooooooooooooooo
    *_______________* quanto mi piacerebbe andarci :D
    bacio grande

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  2. ma guarda guarda...e chi è che dice che " 'sti GGiovani " crescono a pane e reality shows?

    Ma Bravo il nostro prode!!

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  3. Felice di essere stata d'aiuto!!

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  4. Anni fa, per tutto un corso seguito alla Chigiana guardavo il motto, se ne capiva il senso ma non sapevo neppure io il significato del verbo....

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