L'anno scorso, ad un incontro in occasione del primo anniversario della scomparsa di mio papà, prese la parola uno dei redattori dell'Azione, il settimanale diocesano al quale mio papà aveva collaborato per più di 35 anni: "Gianfranco, da bravo uomo di cultura, odiava il calcio: il suo sport, infatti, era il ciclismo..."
Io, seduto in terza fila, mi alzai e lo interruppi: "Cosaaaa???"
"Be', inseriva spesso riferimenti a gare di ciclismo, tappe del Giro d'Italia... no?" replicò il giornalista.
"E per forza, con la capa tanta che gli facevo io..."
Mio papà era aggiornato sul ciclismo perché io sono appassionato di ciclismo: fosse stato per lui, sarebbe morto domandandosi perché mai, ogni anno, un uomo vestito di rosa scorrazzi su due ruote per lo Stivale. Eppure, nella redazione dell'Azione, si credeva che mio padre fosse appassionato di ciclismo.
Sempre l'anno scorso, un ragazzo che frequenta la mia stessa comitiva, e che mi aveva sentito conversare in greco con la mia tandem e altri studenti Erasmus dalla Grecia o da Cipro, mi chiese: "Tu sei mezzo greco, vero?"
Io gli risposi che sì, mia madre si chiama Δέσποινα ed è nata a Salonicco. Ma mi domandai se costui non fosse in preda ad una temporanea βλακεία dovuta a troppo κρασί, visto che mi conosceva da almeno sei mesi.
Qualche mese dopo, un cameriere del pub dove ci incontriamo di solito esclamò: "Ma io avevo sempre creduto che tu fossi italiano! Scopro adesso che sei greco!"
Secondo voi, io gli ho detto la verità?
Musica del giorno: Louis Vierne - Sinfonia per organo n. 1.
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lunedì 16 settembre 2013
mercoledì 10 aprile 2013
Anna Karenina e Djamolidine Abdoujaparov
- Vedere Anna Karenina;
- sognare un ballo come quello del debutto di Kitty;
- sentire nominare la città di Tashkent, capitale dell'Uzbekistan;
- pensare a Djamolidine Abdoujaparov, nato a Tashkent il 28 febbraio 1964...
giovedì 28 febbraio 2013
La colonna sonora della vita: Tour de France 1994
Durante il Tour de France del 1994, Gino Bartali compì 80 anni, e come sottofondo al servizio televisivo dedicato alla sua festa, ovviamente fu scelta Bartali di Paolo Conte.
L'avrei persino cantata in corriera, due anni dopo. In gita con la scuola verso l'Umbria. Altro che bionde trecce: con il mio compagno Guglielmo si faceva sul serio.
Questo post partecipa all'iniziativa di Attimi di Letizia.
L'avrei persino cantata in corriera, due anni dopo. In gita con la scuola verso l'Umbria. Altro che bionde trecce: con il mio compagno Guglielmo si faceva sul serio.
Oh, quanta strada nei miei sandali,
quanta ne avrà fatta Bartali,
quel naso triste come una salita,
quegli occhi allegri da italiano in gita...
E i francesi ci rispettano
ché le balle ancora gli girano,
e tu mi fai: "Dobbiamo andare al cine!"
... e vai, al cinema vacci tu!
Zazzazzaraz,
zazzarazzaz,
zazzazzarazara za za zaz!
Questo post partecipa all'iniziativa di Attimi di Letizia.
mercoledì 19 settembre 2012
Glorie passate e nuove riconciliazioni
(Si noti il chiasmo.)
Quando avevo letto che ai mondiali di ciclismo ci sarebbe stata, da quest'anno, anche la cronometro a squadre, pensavo a una riscoperta della mitica 100 km. Era una competizione riservata ai dilettanti: ogni squadra contava quattro atleti e noi italiani ne eravamo maestri. Fu cancellata dopo l'edizione del 1994, dove dominò il treno di Dario Andriotto, Luca Colombo, Gianfranco Contri e Cristian Salvato.
Non tutti i vincitori della 100 km a squadre ebbero un'altrettanto brillante carriera da professionisti. Contri, per esempio, non passò mai nella massima categoria; Colombo ci rimase tre anni; Salvato lo ricordo solo per gli oltre 200 km di fuga solitaria alla Milano-Sanremo dell'anno successivo.
Ma dalla 100 km vennero Andrea Peron, fortissimo gregario che militò in moltissime squadre, soprattutto all'estero; Massimo Podenzana; Mario Scirea, fedelissimo di Mario Cipollini; il mio conterraneo Flavio Vanzella, per due giorni maglia gialla al Tour del 1994; Eros Poli, l'eroe del Mont Ventoux nella medesima corsa.
La cronometro a squadre degli anni '10 non ha niente a che vedere con queste glorie. È niente più che una cronometro a squadre come quelle del Giro, del Tour o della Vuelta. E soprattutto, si corre per squadre di club: assurdo, per una manifestazione dove da sempre si difendono i colori del proprio Paese.
Ma forse parlo così perché domenica non l'ho vista; e dev'essere stata anche una bella gara: i sei uomini dell'Omega Pharma-Quick Step hanno percorso i 53,2 km del percorso, che si concludeva sul Cauberg, 3 secondi più veloci della BMC di Pinotti, Quinziato, Ballan e Taylor Phinney, prima maglia rosa dell'ultimo Giro.
Sono felice soprattutto per Sylvain Chavanel, da qualche anno protagonista delle classiche del Nord, soprattutto Giro delle Fiandre e Paris-Roubaix. Avrei riempito di sberle Tom Boonen, suo compagno di squadra e capitano della Quick Step al Fiandre del 2011, quando lo inseguì mentre era in fuga e con ottime possibilità di arrivare solo al traguardo. Alla fine Chavanel si piazzò secondo, dietro l'altro belga Nick Nuyens.
Ma i due sono rimasti compagni di squadra. Forse Chavanel non era nemmeno arrabbiato, chi lo sa. E domenica hanno festeggiato insieme: e con loro Tony Martin, medagliato a Londra; Niki Terpstra, Kristof Vandewalle e Peter Velits. Nessuno di loro si è staccato, nonostante il tempo fosse contato sul quarto corridore.
Ecco. Sappiate che questo post inizialmente doveva essere al massimo di 5 righe, e intendeva paventare una perdita di memoria: non mi ero ricordato che questa settimana si svolgono i mondiali a Valkenburg, nel Limburgo.
La prossima volta fermatemi, grazie. O anche no.
Canzone del giorno: Shivaree - The Fat Lady Of Limbourg.
Quando avevo letto che ai mondiali di ciclismo ci sarebbe stata, da quest'anno, anche la cronometro a squadre, pensavo a una riscoperta della mitica 100 km. Era una competizione riservata ai dilettanti: ogni squadra contava quattro atleti e noi italiani ne eravamo maestri. Fu cancellata dopo l'edizione del 1994, dove dominò il treno di Dario Andriotto, Luca Colombo, Gianfranco Contri e Cristian Salvato.
Non tutti i vincitori della 100 km a squadre ebbero un'altrettanto brillante carriera da professionisti. Contri, per esempio, non passò mai nella massima categoria; Colombo ci rimase tre anni; Salvato lo ricordo solo per gli oltre 200 km di fuga solitaria alla Milano-Sanremo dell'anno successivo.
Ma dalla 100 km vennero Andrea Peron, fortissimo gregario che militò in moltissime squadre, soprattutto all'estero; Massimo Podenzana; Mario Scirea, fedelissimo di Mario Cipollini; il mio conterraneo Flavio Vanzella, per due giorni maglia gialla al Tour del 1994; Eros Poli, l'eroe del Mont Ventoux nella medesima corsa.
La cronometro a squadre degli anni '10 non ha niente a che vedere con queste glorie. È niente più che una cronometro a squadre come quelle del Giro, del Tour o della Vuelta. E soprattutto, si corre per squadre di club: assurdo, per una manifestazione dove da sempre si difendono i colori del proprio Paese.
Ma forse parlo così perché domenica non l'ho vista; e dev'essere stata anche una bella gara: i sei uomini dell'Omega Pharma-Quick Step hanno percorso i 53,2 km del percorso, che si concludeva sul Cauberg, 3 secondi più veloci della BMC di Pinotti, Quinziato, Ballan e Taylor Phinney, prima maglia rosa dell'ultimo Giro.
Sono felice soprattutto per Sylvain Chavanel, da qualche anno protagonista delle classiche del Nord, soprattutto Giro delle Fiandre e Paris-Roubaix. Avrei riempito di sberle Tom Boonen, suo compagno di squadra e capitano della Quick Step al Fiandre del 2011, quando lo inseguì mentre era in fuga e con ottime possibilità di arrivare solo al traguardo. Alla fine Chavanel si piazzò secondo, dietro l'altro belga Nick Nuyens.
Ma i due sono rimasti compagni di squadra. Forse Chavanel non era nemmeno arrabbiato, chi lo sa. E domenica hanno festeggiato insieme: e con loro Tony Martin, medagliato a Londra; Niki Terpstra, Kristof Vandewalle e Peter Velits. Nessuno di loro si è staccato, nonostante il tempo fosse contato sul quarto corridore.
Ecco. Sappiate che questo post inizialmente doveva essere al massimo di 5 righe, e intendeva paventare una perdita di memoria: non mi ero ricordato che questa settimana si svolgono i mondiali a Valkenburg, nel Limburgo.
La prossima volta fermatemi, grazie. O anche no.
Canzone del giorno: Shivaree - The Fat Lady Of Limbourg.
domenica 19 agosto 2012
Vuelta a España 2012
È partita ieri la Vuelta a España, con una cronometro a squadre a Pamplona. Se l'è aggiudicata la Movistar di Juan José Cobo, il vincitore della scorsa edizione; la prima maglia rossa è sulle spalle di Jonathan Castroviejo.
Ogni volta che viene presentato il percorso del Giro d'Italia, il marito di mia cugina, della provincia di Caserta, si lamenta perché ci sono poche frazioni al Sud, per non parlare delle recenti partenze da Danimarca e Paesi Bassi.
Ma cosa dovrebbero dire quest'anno gli andalusi, i murciani, i castigliani e gli abitanti dell'Extremadura?
martedì 14 agosto 2012
In spiaggia all'alba (6) - Cuore vintage su due ruote
Se gli scrittori romantici, orfani dello stato di natura, fuggivano dal caos cittadino, io, orfano delle Olimpiadi, fuggo dal prepotente ritorno del calcio. E se i primi trovavano sollievo nella contemplazione della natura e nelle sensazioni primitive, io lo trovo nelle Perle di sport su Rai Sport 2.
La Rieti-Roccaraso del Giro d'Italia 1987 non è stata una tappa decisiva per la classifica. Una frazione per attaccanti: come Moreno Argentin, allora campione del mondo, che la vinse.
Non dico mi sia venuto un tuffo al cuore, risentendo Adriano De Zan salutare gli appassionati davanti allo schermo: Gentili signore e signori, buongiorno! Anche se ha tenuto compagnia a me e a zia Giuliana nei casalinghi pomeriggi delle elementari, seminando la mia passione per il ciclismo. Quando ho avuto la possibilità di scegliere (i bei tempi di Telemontecarlo!), ho sempre preferito il figlio Davide, con Franco Cribiori al commento tecnico.
Nel 1987 la regia televisiva non era peggiore di oggi. L'audio dalla corsa era ridotto al minimo: non si sentivano le urla dei tifosi o il rombo dell'elicottero. Le sovraimpressioni erano essenziali: più grandi e tutte in maiuscolo; i corridori ormai tagliati fuori dalla lotta per il successo di tappa erano chiamati, espressamente, ritardatari; degli atleti c'era solo il cognome e il numero di gara; durante i replay compariva la scritta replay in alto a sinistra. Maurizio Fondriest era un giovane particolarmente in vista, e di lì a pochi mesi avrebbe strappato la maglia iridata al suo connazionale. Franco Vona, Alberto Volpi e Marco Saligari, futuri protagonisti dei primi anni '90, erano neoprofessionisti. C'era un Bauer, ma non era omonimo dell'eroe di 24: si chiamava Steve ed era canadese. C'era Juan Fernandez, futuro direttore sportivo della Mapei-GB.
E oggi c'è la classica di San Sebastian. Dove le sovraimpressioni sono rigorosamente in basco; ed è la prima corsa, che io ricordi, dove i distacchi sono stati calcolati in tempo reale grazie al GPS. Era il 1994, subito dopo il quarto Tour di Miguel Indurain. Vinse Armand De Las Cuevas, ex gregario del navarro. Un corridore che mi piaceva moltissimo, che un annetto più tardi fuggì in Guadalupa: una fuga d'amore, si disse. Se la prossima Perla di sport fosse proprio quell'edizione, sì: potrei non trattenermi.
L'atmosfera di San Sebastian è sempre un po' surreale e malinconica. Tour e Olimpiadi sono alle spalle, i Mondiali sono ancora lontani: i bilanci di medio termine dominano sulle considerazioni di giornata. Non sono mancate le sorprese, come la vittoria di Xavier Florencio o Miguel Ángel Martín Perdiguero che beffa, sul traguardo, Paolo Bettini.
Mi ha sempre preso un po' la malinconia, in agosto. Come quando andavo a scuola. Ma quanto vorrei che, oggi, la malinconia nascesse solo dal dover tornare a scuola.
Canzone del giorno: Biagio Antonacci - Non vivo più senza te.
mercoledì 9 maggio 2012
Giornata rosa
Oggi vado a vedere il Giro d'Italia: la quarta tappa, cronometro a squadre a Verona. Partenza da San Zeno, arrivo in piazza Bra.
L'ultima mia presenza alla corsa rosa risale al 2009: il meraviglioso Giro del centenario, dove ho visto quattro tappe e avrei potuto vederne cinque, se il penultimo giorno avessi vinto la pigrizia e preso un treno Roma-Anagni.
Nel 2010 sarei voluto andare sullo Zoncolan, ma mia cugina ebbe la geniale idea di anticipare il suo matrimonio da luglio proprio a quel fine settimana di maggio. Ancora le rinfaccio l'aver dovuto seguire in televisione quella tappa, oltretutto vedendo dall'alto il mio quartiere di Padova.
Anche l'anno scorso il Giro fece tappa sullo Zoncolan, e volevo chiedere a mio papà se aveva voglia di farsi la gita con me.
Non l'avrei mai saputo.
Quando entrai in casa, quel maledetto sabato, trovai la guida del Giro di Bicisport. L'aveva comprata per me.
Il Giro 2011, poi, lo ricorderemo tutti per l'incidente che costò la vita a Wouter Weylandt, il corridore belga che a settembre sarebbe diventato anch'egli papà.
Per tutte queste ragioni, la giornata di oggi non è solo una manifestazione della mia passione per il ciclismo.
Da lassù, ogni giorno Wouter pedala con i suoi ex compagni; e oggi papà sarà lungo le transenne con me.
Musica del giorno: Franz Joseph Haydn - Concerto per pianoforte e orchestra, Hob. XVIII.
mercoledì 9 novembre 2011
Io i ciclisti li odio!
Dal Corriere on line:
Giacomo, da scuola a casa: in bici tra abusi e incivili.
Il prossimo automobilista che odia i ciclisti e che ne farebbe volentieri filotto, sappia che lo ha già fatto.
Canzone del giorno: Leona Lewis - Keep Bleeding.
Giacomo, da scuola a casa: in bici tra abusi e incivili.
Il prossimo automobilista che odia i ciclisti e che ne farebbe volentieri filotto, sappia che lo ha già fatto.
Canzone del giorno: Leona Lewis - Keep Bleeding.
giovedì 27 ottobre 2011
Io amo la mia bici!
La scorsa notte, ore 2.30: torno dall'ufficio, in bicicletta, dopo un'afterhour dedicata alla derivazione dell'equazione di Kramers in coordinate azione-angolo nel limite di bassa viscosità.
Dopo pranzo, avevo mangiato solo una brioche; in frigo, comunque, mi era avanzato del risotto che avevo preparato ancora la sera prima.
Mentre lo riscaldo, accendo MTV che, ricordandomi che il 6 novembre ci saranno gli Europe Music Awards...
Non avrei mai pensato di amare una canzone di J-Ax, giuro. Ma con un titolo così come faccio? Quando non posso usare la bici mi sento come se mi mancasse un arto!
Dopo pranzo, avevo mangiato solo una brioche; in frigo, comunque, mi era avanzato del risotto che avevo preparato ancora la sera prima.
Mentre lo riscaldo, accendo MTV che, ricordandomi che il 6 novembre ci saranno gli Europe Music Awards...
Non avrei mai pensato di amare una canzone di J-Ax, giuro. Ma con un titolo così come faccio? Quando non posso usare la bici mi sento come se mi mancasse un arto!
martedì 6 settembre 2011
Giro della Padania
Nel Buongiorno di oggi, Massimo Gramellini se la prende con il Giro ciclistico della Padania, al via oggi. È la prima edizione di questa breve corsa a tappe: 900 km da Paesana (Cuneo) a Montecchio Maggiore (Vicenza).
Non c'è dubbio che Umberto Bossi l'abbia promossa provocatoriamente proprio nel 150º anno dall'unità d'Italia; e la maglia riservata al leader della classifica generale è, ovviamente, verde.
Però, scusatemi. Anche il Giro della Svizzera Romanda, breve corsa a tappe che precede il Tour de France, usa il verde per il capoclassifica. E comunque questo Giro della Padania è stato approvato dall'Unione Ciclistica Internazionale. Ah, giusto: Pat McQuaid, presidente dell'UCI, è irlandese; ai raduni della Lega si vedono bandiere irlandesi; ergo, Pat McQuaid è leghista. L'avessero chiamato Giro dell'Italia settentrionale, nessuno avrebbe obiettato.
Io non sono leghista, ma sto dalla parte del ciclismo sempre e comunque. Le camicie rosse si diano da fare: nel frattempo, i ciclisti ce l'hanno duro!
Canzone del giorno: Paola Turci - Utopia.
giovedì 18 agosto 2011
Sénanque e Mont Ventoux
E così sono alla conquista della mia prima Giornata Mondiale della Gioventù! Prima tappa del pellegrinaggio: l'abbazia cistercense di Sénanque, vicino a Gordes, e pernottamento ad Avignon. Il viaggio è stato non poco estenuante, e sicuramente avrei apprezzato di più i Vespri cantati dai monaci se non lo fosse stato così tanto. Ma mi sto trovando molto bene con i miei compagni di viaggio. Ho scoperto con piacere un congruo numero di "over" ; anche se io preferisco camuffarmi entre los jovenes!
Da Gordes ad Avignon si passa per Carpentras, e da lì ho visto la vetta del mitico Mont Ventoux! Si profila un pellegrinaggio ciclistico.
Canzone del giorno: Jean-Jacques Goldman - Envole-moi.
martedì 21 giugno 2011
La mia maturità
Un tempo facevo la parte del vecchio saggio: non preoccupatevi, è solo un esame, poi ci riderete su.
Ora, con l'età che avanza più velocemente della saggezza, sono più io ad immedesimarmi in loro.
L'estate che (astronomicamente) inizia oggi alle 7.16 di sera è ormai la quattordicesima, dopo il mio diploma di maturità scientifica. L'esame era alla vecchia maniera: commissione tutta esterna ad eccezione di un interno, due scritti e orale su due materie. Più facile, almeno sulla carta, della formula attuale, ma l'ansia era la stessa.
Al liceo non ero un po' secchione: ero un secchione hors catégorie; come le salite leggendarie del Tour de France; come il Mont Ventoux, tanto caro a Petrarca come a Eros Poli (io preferisco quest'ultimo).
Non versavo il sangue sui libri e avevo numerosi interessi al di fuori delle materie di studio; ma tenevo molto a fare bene. I bei voti erano un motivo d'orgoglio, principalmente perché venivano da professori che io per primo stimavo; e poi - lo ammetto - erano una forma di rivincita su coloro che, per anni, mi avevano preso in giro per la mia ingenuità e imbranataggine.
Giunto all'ultimo anno, nonostante la mia media fosse la migliore della classe e tutta la mia famiglia, i miei amici, i miei compagni... lo dessero praticamente per scontato, non credevo di poter ambire al voto massimo - che allora era 60. La previsione era confermata dal mio insegnante di italiano, non essendo io troppo brillante nei temi.
Tutto il mio nervosismo era concentrato sulla prima prova. Mi ripetevo, a ciclo continuo: io non capisco niente di politica né di grandi problematiche mondiali, e non ho nemmeno fantasia; cosa potrò scrivere, in un tema di attualità, che non sia un luogo comune? l'unica mia speranza è il tema di letteratura, ma non è che l'abbia studiata così approfonditamente! finirò per consegnare in bianco e sarò cacciato dalla scuola con disonore: me lo sento!
Tuttora invidio chi (la maggioranza) è tranquillo alla vigilia del compito di italiano. So che è strano, ma ero letteramente terrorizzato alla prospettiva di non avere la minima idea di cosa scrivere.
Della prova di matematica, invece, non avevo alcuna paura: l'unica altra paura era che la commissione mi scegliesse, per la seconda prova orale, una materia diversa dalla mia preferita.
Il colloquio, a parte la normale tensione al momento di parlare inglese - ah, avessi ora 19 anni, quando i telefilm si vedono in lingua originale! - filò liscio; e quando mi furono mostrati gli scritti corretti, cominciai a credere sul serio nella possibilità dei sessanta sessantesimi. Il mio tema - avevo scelto la traccia letteraria, ovviamente - era piaciuto molto al commissario di italiano, e in matematica non avevo sbagliato una virgola. I miei compagni ancora ricordano le mani aperte della giovane commissaria di matematica, che indicava al presidente "dieci!!!"
Poche settimane prima di morire, mio papà mi disse che, nel mio liceo, dove lui ha insegnato fino all'anno scorso, è ancora il mio l'ultimo compito di matematica risolto per intero e senza errori.
Era il 7 luglio 1997. Quel pomeriggio andai in parrocchia: era periodo di grest. E in tutti i giorni che restavano mi divertii come mai mi ero divertito, a fare l'animatore.
Infine, i voti.
Cinquantotto.
E tutto perché - l'avremmo saputo dal commissario interno - il professore di inglese si impuntò a non voler dare più di 8.
So che molti avrebbero messo non una, ma cento firme per un voto del genere, ma per me fu nient'altro che una presa in giro.
E quanto mi bruciarono le parole del mio insegnante di italiano: meglio un 58 meritato che un 60 regalato. Voleva dirmi che un 60 sarebbe stato regalato? Che il suo collega nella mia commissione dispensava voti alti come noccioline?
Niente di tutto questo, anzi: lui mi voleva (e mi vuole) un gran bene; ma quanto avrei impiegato per capirlo...
E vai a raccontare la storia in litania a tutti i conoscenti che cadevano dalle nuvole: come? non ti hanno dato 60? ma perché?
Mi consolava giusto il fatto che nessuno l'avesse preso e che, con un po' di oscillazioni, le proporzioni si fossero grosso modo mantenute. Ma avrei impiegato un bel po' ad accettare la cosa. Avrei preso quattro 30 filati al primo anno di università - con una lode nello spauracchio Analisi I - ma io non volevo un qualunque massimo dei voti. Io volevo quel massimo dei voti.
Non è un caso che, ogni anno, io mi cimenti nella risoluzione degli esercizi d'esame. Ora è solo una tradizione, ma in prima battuta c'era sicuramente un desiderio di rivalsa postuma. Un paio di volte mi cimentai anche nella traduzione della versione di latino per il liceo classico, come a dire: avrei potuto prendere anche la maturità classica!
Per questo volli con tutte le mie forze il 110 alla laurea. Lo dissi anche al mio relatore: ho già detto troppe parolacce alla maturità. In certi momenti preferirei non essere tanto bravo: se sapessi di non poter ambire al massimo, mi accontenterei del mio e me la spasserei per bene. Come mi comporto in altri ambiti.
Non passa estate che io non senta di ingiustizie agli esami di Stato. Del compagno leccapiedi che prende più di quello che si è fatto il mazzo per cinque anni. Del bimbominkia che scrive o dormito senza H e prende 100; di quello che fa teatro e organizza cineforum che viene visto come un eccentrico fannullone.
Nondimeno, non è necessariamente un male che ci siano persone che non sono le prime della classe ma che hanno decine di interessi culturali - e viceversa.
Fa rabbia quando si vedono perfetti deficienti che portano a casa voti migliori dei nostri, ma in fin dei conti è l'ennesima riprova che il valore di una persona è troppo grande per essere misurato!
Canzone del giorno: Morning Parade - On Your Shoulders.
Ora, con l'età che avanza più velocemente della saggezza, sono più io ad immedesimarmi in loro.
L'estate che (astronomicamente) inizia oggi alle 7.16 di sera è ormai la quattordicesima, dopo il mio diploma di maturità scientifica. L'esame era alla vecchia maniera: commissione tutta esterna ad eccezione di un interno, due scritti e orale su due materie. Più facile, almeno sulla carta, della formula attuale, ma l'ansia era la stessa.
Al liceo non ero un po' secchione: ero un secchione hors catégorie; come le salite leggendarie del Tour de France; come il Mont Ventoux, tanto caro a Petrarca come a Eros Poli (io preferisco quest'ultimo).
Non versavo il sangue sui libri e avevo numerosi interessi al di fuori delle materie di studio; ma tenevo molto a fare bene. I bei voti erano un motivo d'orgoglio, principalmente perché venivano da professori che io per primo stimavo; e poi - lo ammetto - erano una forma di rivincita su coloro che, per anni, mi avevano preso in giro per la mia ingenuità e imbranataggine.
Giunto all'ultimo anno, nonostante la mia media fosse la migliore della classe e tutta la mia famiglia, i miei amici, i miei compagni... lo dessero praticamente per scontato, non credevo di poter ambire al voto massimo - che allora era 60. La previsione era confermata dal mio insegnante di italiano, non essendo io troppo brillante nei temi.
Tutto il mio nervosismo era concentrato sulla prima prova. Mi ripetevo, a ciclo continuo: io non capisco niente di politica né di grandi problematiche mondiali, e non ho nemmeno fantasia; cosa potrò scrivere, in un tema di attualità, che non sia un luogo comune? l'unica mia speranza è il tema di letteratura, ma non è che l'abbia studiata così approfonditamente! finirò per consegnare in bianco e sarò cacciato dalla scuola con disonore: me lo sento!
Tuttora invidio chi (la maggioranza) è tranquillo alla vigilia del compito di italiano. So che è strano, ma ero letteramente terrorizzato alla prospettiva di non avere la minima idea di cosa scrivere.
Della prova di matematica, invece, non avevo alcuna paura: l'unica altra paura era che la commissione mi scegliesse, per la seconda prova orale, una materia diversa dalla mia preferita.
Il colloquio, a parte la normale tensione al momento di parlare inglese - ah, avessi ora 19 anni, quando i telefilm si vedono in lingua originale! - filò liscio; e quando mi furono mostrati gli scritti corretti, cominciai a credere sul serio nella possibilità dei sessanta sessantesimi. Il mio tema - avevo scelto la traccia letteraria, ovviamente - era piaciuto molto al commissario di italiano, e in matematica non avevo sbagliato una virgola. I miei compagni ancora ricordano le mani aperte della giovane commissaria di matematica, che indicava al presidente "dieci!!!"
Poche settimane prima di morire, mio papà mi disse che, nel mio liceo, dove lui ha insegnato fino all'anno scorso, è ancora il mio l'ultimo compito di matematica risolto per intero e senza errori.
Era il 7 luglio 1997. Quel pomeriggio andai in parrocchia: era periodo di grest. E in tutti i giorni che restavano mi divertii come mai mi ero divertito, a fare l'animatore.
Infine, i voti.
Cinquantotto.
E tutto perché - l'avremmo saputo dal commissario interno - il professore di inglese si impuntò a non voler dare più di 8.
So che molti avrebbero messo non una, ma cento firme per un voto del genere, ma per me fu nient'altro che una presa in giro.
E quanto mi bruciarono le parole del mio insegnante di italiano: meglio un 58 meritato che un 60 regalato. Voleva dirmi che un 60 sarebbe stato regalato? Che il suo collega nella mia commissione dispensava voti alti come noccioline?
Niente di tutto questo, anzi: lui mi voleva (e mi vuole) un gran bene; ma quanto avrei impiegato per capirlo...
E vai a raccontare la storia in litania a tutti i conoscenti che cadevano dalle nuvole: come? non ti hanno dato 60? ma perché?
Mi consolava giusto il fatto che nessuno l'avesse preso e che, con un po' di oscillazioni, le proporzioni si fossero grosso modo mantenute. Ma avrei impiegato un bel po' ad accettare la cosa. Avrei preso quattro 30 filati al primo anno di università - con una lode nello spauracchio Analisi I - ma io non volevo un qualunque massimo dei voti. Io volevo quel massimo dei voti.
Non è un caso che, ogni anno, io mi cimenti nella risoluzione degli esercizi d'esame. Ora è solo una tradizione, ma in prima battuta c'era sicuramente un desiderio di rivalsa postuma. Un paio di volte mi cimentai anche nella traduzione della versione di latino per il liceo classico, come a dire: avrei potuto prendere anche la maturità classica!
Per questo volli con tutte le mie forze il 110 alla laurea. Lo dissi anche al mio relatore: ho già detto troppe parolacce alla maturità. In certi momenti preferirei non essere tanto bravo: se sapessi di non poter ambire al massimo, mi accontenterei del mio e me la spasserei per bene. Come mi comporto in altri ambiti.
Non passa estate che io non senta di ingiustizie agli esami di Stato. Del compagno leccapiedi che prende più di quello che si è fatto il mazzo per cinque anni. Del bimbominkia che scrive o dormito senza H e prende 100; di quello che fa teatro e organizza cineforum che viene visto come un eccentrico fannullone.
Nondimeno, non è necessariamente un male che ci siano persone che non sono le prime della classe ma che hanno decine di interessi culturali - e viceversa.
Fa rabbia quando si vedono perfetti deficienti che portano a casa voti migliori dei nostri, ma in fin dei conti è l'ennesima riprova che il valore di una persona è troppo grande per essere misurato!
Canzone del giorno: Morning Parade - On Your Shoulders.
lunedì 16 maggio 2011
Note interrotte
Il Passo del Bocco, sede della cronoscalata del Giro 1994, la tappa che ridimensionò notevolmente le speranze di vittoria di Marco Pantani contro Evgenij Berzin... E anche Chiavari, da dove quella crono partiva!
... Nooooo!!! Uno zampellotto!!!
Queste due frasi avevo scritto sul mio quadernino, tre giorni fa, mentre ascoltavo la web-cronaca della tappa, con le voci di Andrea Berton e Marco Saligari, sul sito della Gazzetta.
Due minuti prima dell'incidente di Wouter Weylandt.
lunedì 9 maggio 2011
sabato 7 maggio 2011
Si parte!
Oltre alla Mole Antonelliana, anche il Ponte di Pietra (Ponte Vittorio Emanuele I) del capoluogo piemontese e la Reggia di Venaria ieri sera si sono illuminati di rosa, per celebrare la partenza del 94º Giro d'Italia.
È semplicemente qualcosa di meraviglioso. Ditemi quale altra manifestazione riesce a tanto: anzi, non affannatevi tanto a cercarla, perché non la troverete. A meno che pensiate al Tour de France.
Io non ho bisogno di centocinquantesimi anniversari, o di discorsi di politici a caccia di voti. Mi basta vedere cose come questa, per sentirmi fiero di essere italiano. Ogni tappa paesi diversi, e tutta la bellezza del nostro Paese. Molti importanti luoghi, tra cui per l'appunto la Reggia di Venaria, li ho conosciuti grazie al Giro, al punto che il mio professore di italiano del liceo diceva la cultura di Marco corre su due ruote.
Non dirò che i tifosi di ciclismo - quantomeno gli italiani - applaudono tutti: non è vero. Ma anche la persona che non segue il ciclismo, quando passa il Giro, si ferma a guardare, e contribuisce alla festa: magari anche solo tirando fuori un fiocchetto o un paio di ballerine rosa che non indossa mai. Una scemenza da parte di ciascuno, e tutte le strade d'incanto si tingono.
Se riuscissimo ad aiutarci tra di noi con la stessa facilità...
Canzone del giorno: Joyce Jonathan - L'heure avait sonné.
lunedì 2 maggio 2011
Maillot rose
Non so perché, negli ultimi giorni, mi venisse spesso in mente il nome di Dave Zabriskie, corridore di Salt Lake City, UT. Forse era un segno del destino: dopo un paio di stagioni sottotono, l'atleta della Garmin-Cervélo torna alla vittoria, nella sua specialità preferita; sua è la cronometro di Signal-de-Bougy, quarta tappa del Giro di Romandia.
In questi giorni mi preparo psicologicamente al Giro d'Italia, al via sabato prossimo a Venaria Reale (TO): dopo le 4 tappe dal vivo del 2009, l'anno scorso sono rimasto a secco - complice anche il matrimonio di mia cugina - e quest'anno è decisamente il caso di recuperare; in questo periodo non mi si chieda di indossare maschere di felicità, con giacca e cravatta al seguito.
Il rosa forse non è il colore che meglio si intona con la mia carnagione, ma mi si addice di più, ora. E, nel frattempo, ho scoperto che una maglia rosa c'è anche al Giro di Romandia: è riservata al miglior scalatore, quest'anno Chris Anker Sørensen.
Però, che né Richie Porte, compagno di squadra di Sørensen alla Saxo Bank e secondo nella cronometro dietro Zabriskie, né Cadel Evans, vincitore finale della corsa svizzera, vengano al Giro d'Italia, non mi piace proprio, no no.
Canzone del giorno: Autoreverse - Satelliti (al concerto di piazza S. Giovanni).
martedì 20 luglio 2010
Bagnères-de-Luchon - Pau
Sfoghi in ordine sparso:
- Andy Schleck deve attaccare, se vuole avere qualche speranza di vincere questo Tour. Oggi ok che l'ultima salita era a più di 50 km dal traguardo, ma possibile che parte una fuga da lontano e nemmeno un corridore della Saxo Bank si inserisce?
- dov'è quel Richard Virenque che, sui Vosgi, tentò con la sua squadra il tutto per tutto per recuperare su Ullrich? dov'è quel Floyd Landis (non mi interessa se era dopato!) che, dopo una giornata di crisi nera, va in fuga e guadagna 6 minuti?
- la RadioShack sarà pure una squadra di ex corridori, ma almeno è una squadra;
- Lance Armstrong si aspettava pure il tappeto rosso?
- Pierrick Fédrigo: vai, continua così, come 4 anni fa a Gap e l'anno scorso a Tarbes. Gli altri corridori ogni volta diranno "e questo chi è?" e tu li befferai;
- Damiano Cunego: terzo fino a 400 m dall'arrivo e quasi ultimo subito dopo, una tattica infallibile.
mercoledì 8 luglio 2009
Le Cap d'Agde-Perpignan
Il post di oggi è dedicato a Thomas Vöckler, vincitore della quinta tappa del Tour de France attualmente in corso.
Mi ricordo di lui già dal suo primo anno da professionista, il 2001. All'ultima tappa del Giro d'Italia, da Arona a Milano, al traguardo volante il gruppo lo lasciò passare per primo, e lui alzò le braccia come se si fosse aggiudicato la frazione. Era l'unico corridore della sua squadra, la Bonjour - già allora aveva come direttore sportivo Jean-René Bernaudeau, che oggi ha festeggiato il suo 53º compleanno - che aveva portato a termine la corsa rosa.
Nel 2004 T-Blanc, come lo chiamavano da ragazzino, al Tour de France arrivò con la maglia di campione nazionale, e a Chartres (anche allora era un 8 luglio) conquistò la maglia gialla, che tenne per 10 giorni; nella tappa che da Valréas arrivava a Villard-de-Lans non poté che inchinarsi di fronte a Lance Armstrong.
Per il resto, fino a oggi il suo palmarès non contava vittorie in gare eccessivamente prestigiose.
È stata una tappa strana: normalmente, le tappe pianeggianti dei primi giorni sono caratterizzate da lunghe fughe di uno o due atleti, che puntualmente guadagnano 10 minuti sul gruppo per poi esserne preda a pochi chilometri dall'arrivo.
Oggi in fuga erano in sei: assieme all'alsaziano, Geslin, Hutarovich, Sapa, Ignatiev e Timmer. A 30 km dall'arrivo sembrava fatta per le squadre dei velocisti: i fuggitivi avevano poco più di 40 secondi di vantaggio. Poi, però, inaspettato, il recupero: 50 secondi, un minuto... e così via fino a circa un minuto e mezzo.
A 7 km dall'arrivo ci prova Ignatiev, due volte; entrambe senza successo. Quando scatta Vöckler sembra che nessuno sappia che fare. Timmer prova a lanciarsi in un inseguimento solitario, ma deve arrendersi poco prima dell'ultimo km. Thomas non ci crede: lui che al Giro, ad Anagni, aveva dovuto accontentarsi del secondo posto, dietro uno scatenato Philippe Gilbert, ora passa sotto lo striscione d'arrivo per primo!
... tutto questo è anche per dimenticare che oggi ho litigato con due persone. Ma poi una bella ora di piscina fa passare tutto. (Domani la pago con gli interessi, ovviamente.)
Canzone del giorno: The Killers - Sam's Town.
mercoledì 13 maggio 2009
Buon anniversario, Giro!
Il Giro d'Italia, quest'anno, festeggia i cento anni. Ma solo fra un'ora sarà il vero anniversario: alle 2.53 del mattino del 13 maggio 1909 partì la prima tappa, 397 km da Milano a Bologna.
Come tutti gli appassionati sanno, Dario Beni, vincitore di quella tappa, non indossò alcuna maglia rosa, che fu introdotta solo nel 1931; e sicuramente né Milano né Bologna si colorò di rosa come si vede oggi, nelle sedi di partenza o arrivo di tappa.
In tali occasioni, in effetti di rosa se ne vede tanto...



... come ieri mattina a Padova.
Da lontano, sembrava rosa anche lo zampillo d'acqua della fontana al centro dell'isola Memmia...

... e non avrei mai pensato che Mosè fosse venuto apposta per il Giro!

Canzone del giorno: R.E.M. - Man On The Moon.
Come tutti gli appassionati sanno, Dario Beni, vincitore di quella tappa, non indossò alcuna maglia rosa, che fu introdotta solo nel 1931; e sicuramente né Milano né Bologna si colorò di rosa come si vede oggi, nelle sedi di partenza o arrivo di tappa.
In tali occasioni, in effetti di rosa se ne vede tanto...
... come ieri mattina a Padova.
Da lontano, sembrava rosa anche lo zampillo d'acqua della fontana al centro dell'isola Memmia...
... e non avrei mai pensato che Mosè fosse venuto apposta per il Giro!
Canzone del giorno: R.E.M. - Man On The Moon.
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