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domenica 19 gennaio 2014

"Un giorno salterà fuori!"

Stanotte ho sognato una cantata in compagnia.
Non chiedetemi perché, perché io detesto le cantate in compagnia. Adoro cantare, ma sono un fottutissimo snob, e le canzoni "che sanno tutti" non le sopporto.
C'erano Andrea e Chiara, miei compagni di liceo. Il primo, musicalmente, me lo ricordo perché con Davide, altro nostro compagno, durante una gita a Perugia cantava da mane a sera Qui comando io di Gigliola Cinquetti.


Chiara, invece, era appassionata di Francesco De Gregori.

Nel sogno, a un certo punto Chiara esclamava: "Facciamo Will, spirit me on!!!" E io, che me la ricordavo, cominciai a cantare.

Su questo torneremo dopo.

L'anno in cui era uscito, avevo visto Notte prima degli esami con una mia amica che, come me, è fan degli a-ha, ed entrambi saltammo sul sedile del cinema non appena vedemmo, nella camera di una delle ragazze, il poster con la copertina di Headlines and Deadlines, il "best of" del gruppo norvegese.

Perché quella raccolta è uscita nel 1991, mentre il film è ambientato nel 1989.

Dal punto di vista musicale, non è di certo per questa svista che il film è criticabile. Lo è per l'intera scelta della colonna sonora. Wishing Well, di Terence Trent d'Arby, è del 1988. The Final Countdown, sulla quale scorrono i titoli di coda dopo l'esilarante scena finale, è del 1986. La canzone che dà il titolo al film è del 1984. Should I Stay or Should I Go è addirittura del 1981!


Nessuno, nel 1989, avrebbe mai ascoltato musica vecchia di otto anni. E nemmeno nel 1997, quando la maturità toccò a me, ad Andrea e a Chiara. (Davide si era trasferito con la famiglia.) Le canzoni storiche, come per l'appunto quelle di Gigliola Cinquetti; oppure i classici, come Francesco De Gregori, non sono mai state da sfigati, ma le hit degli anni delle medie sì.

Il regista Fausto Brizzi, che quando ha realizzato il film aveva 37 anni, non solo era nell'età in cui il passato è un dipinto senza prospettiva, ma avendolo realizzato nel 2006, era pienamente immerso nel "presente dal cuore vintage" .

Si può dire quello che si vuole: aria fritta, questioni di lana caprina per riempire le pagine dei giornali... Sta di fatto che, non più tardi di quattro anni fa, un mio allievo liceale era tutto gasato perché era appena stato a vedere i Green Day e di lì a poco sarebbe andato al concerto dei Blink 182. Mai, a 17 anni, avrei immaginato di potermi ritrovare ad un concerto con un mio professore, nemmeno il più giovane.

E, cosa più importante, io nel presente dal cuore vintage sto benissimo.

Tornando al sogno, io quella Will, spirit me on me la ricordo. Vaghi lampi di memoria: una chitarra elettrica rossa che suonava senza distorsioni nel videoclip, nonché un feat. prima di uno degli interpreti.

Ovviamente la canzone non si chiama così, e nemmeno il testo suona così.
Ma so che, se la canzone esiste - perché, dopo un sogno, una mattina chiesi a mio padre se io, da bambino, fossi mai stato dentro il cestello della lavatrice in funzione, sia chiaro - prima o poi ritornerà.

Come diceva mia zia, quando non si riusciva a trovare un oggetto in casa: un giorno salterà fuori.

mercoledì 10 aprile 2013

Anna Karenina e Djamolidine Abdoujaparov

  • Vedere Anna Karenina;
  • sognare un ballo come quello del debutto di Kitty;
  • sentire nominare la città di Tashkent, capitale dell'Uzbekistan;
  • pensare a Djamolidine Abdoujaparov, nato a Tashkent il 28 febbraio 1964...
... questo sono io!

giovedì 31 gennaio 2013

La colonna sonora della vita: inverno 1998

Era il periodo in cui avevo la fissa per François Truffaut.
I film che ricordo meglio sono Effetto notte, il ciclo di Antoine Doinel e La camera verde.
Curiosamente, non ricordo nemmeno la trama del primo che vidi, L'ultimo metrò. Tranne la canzone che fa da sottofondo ai titoli di coda, che mi piacque subito, e dovetti aguzzare la vista sul tremolante fermo immagine della VHS per carpirne titolo e interprete (imdb me lo sognavo!):

Comment ne pas perdre la tête,
Serrée par des bras audacieux
Car l'on croit toujours
Aux doux mots d'amour
Quand ils sont dits avec les yeux...

Questo post partecipa all'iniziativa di Attimi di Letizia.

lunedì 28 gennaio 2013

Sul doppiaggio dei film

Film doppiati o in lingua originale?
In linea teorica, anch'io mi schiero con i puristi, e se anziché di cinema si parla di televisione, dalla teoria passo alla pratica. Con i film, ammetto di essere assai più pigro. Forse perché la loro durata è ben superiore a quella di un episodio, e a un certo punto mi rompo.

Non credo, poi, che mi recherei mai al cinema a vedere un film in lingua originale con i sottotitoli: innanzitutto, perché questi ultimi sarebbero in italiano, mentre io voglio che anch'essi siano nella lingua originale, di modo da imparare le pronunce. Se da 6-7 anni la mia pronuncia inglese è migliorata, lo devo principalmente ad aver compiuto questa scelta - meglio: ad aver ascoltato il consiglio di mio papà, insegnante di inglese - con 24, Lost, Criminal Minds e compagnia.

Qualcuno sostiene che il doppiaggio andrebbe totalmente eliminato, perché la traduzione "fa perdere troppo" e perché così gli italiani imparerebbero l'inglese come gli olandesi o i finlandesi. Non è lo scenario che mi auguro, per l'Italia: e restando nell'ambito cinematografico, credo che la gente debba essere libera di scegliere.


Non mi sorprendo, tuttavia, che in un cinema di Roma Django Unchained stia incassando più nella lingua originale, che nella versione doppiata. Da un lato, l'inglese è conosciuto decisamente meglio di dieci anni fa; ma va anche detto che le sale hanno sempre meno spettatori, per cui gli appassionati della lingua originale spiccano di più.

Canzone del giorno: Tiromancino - L'alba di domani.

mercoledì 14 novembre 2012

Foglia sulla neve #37 - Monsieur Lazhar


Com'è strana la vita, eh? L'ultimo film che avevo visto sul grande schermo era stato To Rome With Love di Woody Allen, e tra domenica e ieri sono stato due volte al cinema. Ho approfittato di avere la voce fuori uso ed essere esonerato dalle prove del coro per recarmi al cinema parrocchiale che frequentavo fino a due anni fa.

Monsieur Lazhar è uno di quei film per cui dico: devo smetterla di guardare film sulla scuola, e meno male che l'hanno fatto i francesi. Anche se sono canadesi - ma del Québec, fa lo stesso.

La delicatezza con cui il narratore ci mostra l'angoscia di Simon e di Alice fuori dalla porta della loro aula è l'emblema di questo film. Che poi è la delicatezza del protagonista, Bashir Lazhar: sensibile senza essere invadente e allergico agli pseudo-innovativi metodi d'insegnamento.

La mia foglia sulla neve, tuttavia, venne un attimo prima dello scorrere delle immagini: subito dopo il buio in sala. I primi titoli non erano accompagnati da musica né da effetti sonori, e passarono diversi secondi prima che uno spettatore si domandasse se ci fossero problemi con l'audio.
In quei secondi, il silenzio era quasi inquietante. Tutti i rumori normalmente nascosti passarono in primo piano. Non credo accada molto spesso, ormai.

Canzone del giorno: Daniel Powter - Cupid.

martedì 13 novembre 2012

Foglie sulla neve #33, #35, #36

Venerdì 9 novembre: l'indomani della mia presentazione dell'attività del secondo anno di dottorato. Dove erano presenti in quattro, in tutta l'aula magna: due professori - di cui, credo, soltanto uno membro della commissione - e due colleghi.
Io non ho voce, e dopo aver condotto due ore di tutorato con le matricole di ingegneria ho pure un non indifferente mal di gola, e decido di tornare a casa.
Il fine settimana lo trascorrerò al mio paese, per cui preparo i bagagli e verso le 6.20 sono in stazione.
Incontro Emilio, mio collega di ufficio: mi informa che il mio supervisore mi ha cercato. Uffa, proprio oggi doveva venire?
Due minuti dopo, all'edicola della stazione, trovo lui.


Domenica 11 novembre: la sera del San Martino più piovoso che io ricordi, con la comitiva si decide di andare al cinema. La scelta è tra Argo e Venuto al mondo, e io scelgo il primo non appena una rapida ricerca in internet mi rivela che il secondo è tratto da un romanzo di Margaret Mazzantini. E poi era tanto tempo che non vedevo Ben Affleck.
Non l'avevo fatto apposta, ma da quando papà era morto non ero più entrato al Verdi, il cinema di Vittorio Veneto.
L'edificio non è cambiato, da allora. Ed è più o meno lo stesso da 17 anni, da quando cioè il vecchio omonimo teatro era stato trasformato in un multisala.
Ma papà aveva fondato il cineforum di Vittorio Veneto, e andava in crisi d'astinenza quando il cinema era chiuso. Siamo sicuri che il cinema di Vittorio Veneto sia veramente lo stesso?

Lunedì 12 novembre: alla stazione di Mestre compro Ciak. La rivista cui papà era più affezionato in assoluto. L'avevo comprata il mese dopo che papà era morto, e anche il mese dopo ancora... e così via fino ad ottobre, credo, quando il panico per il futuro del mio dottorato mi aveva tolto la voglia di distrarmi con la settima arte.
Ma la serata di ieri mi ha fatto tornare la voglia. Anche se Ciak è un modo per trascorrere ancora un po' di tempo con papà, e di questo la voglia non mi passerà mai.

Canzone del giorno: Rihanna - Diamonds.

giovedì 1 novembre 2012

La colonna sonora della vita: inverno 1997

Questo post partecipa all'iniziativa di Attimi di Letizia.
Il lato B del 45 giri con The Green Leaves of Summer, che ascoltavo più spesso di quest'ultima! Nel film The Alamo è cantata da Frankie Avalon; questa è la versione più famosa, cantata da Marty Robbins.

In the southern part of Texas, in the town of San Antone,
there's a fortress all in ruin that the weeds have overgrown.
You may look in vain for crosses and you'll never see a one,
but sometimes between the setting and the rising of the sun,
you can hear a ghostly bugle as the men go marching by;
you can hear them as they answer to that roll call in the sky.

martedì 30 ottobre 2012

Foglia sulla neve #20

La prima, delle due foglie del weekend, è una vera e propria foglia. Una delle verdi foglie dell'estate ancora superstiti.


Non si contano le volte in cui ho ascoltato il 45 giri di questa canzone. The Green Leaves of Summer, scritta da Dimitri Tiomkin per il film The Alamo, e cantata da Frankie Avalon, che nella pellicola interpretava il ruolo del giovane Smitty. Se non sbaglio, papà ne aveva anche comprato lo spartito. Un giorno la imparerò a suonare: promesso.

Comunque, tanto avevo ascoltato il 45 giri quanto mai avevo visto il film. Nel soggiorno di casa della mia ragazza, sua madre stava facendo zapping e si sofferma su un western su una televisione locale. Mentre si domanda di che film si tratti, io sento il nome di Santa Anna e del colonnello Travis, mi ricordo il testo del lato B del medesimo 45 giri ed esclamo: Alamo!!!!

giovedì 4 ottobre 2012

La colonna sonora della vita: autunno 2001

Questo post è dedicato a Emanuele Secco e a MichiVolo, e partecipa all'iniziativa di Attimi di Letizia.

Lo ricordo come un periodo un po' travagliato, l'avvento dei miei 22 anni. Forse per questo mi ero buttato sull'R&B (meglio: su quel disco-funk-soul-hip hop volgarmente chiamato R&B) al femminile? Era pure appena uscito Save the Last Dance, cavoli. E sì, volevo essere Derek che insegnava a Sara a ballare e a credere in sé. Giusto un po' di melanina mi mancava.

Blu Cantrell ve la ricordate. Vero che ve la ricordate? Ma vediamo quanto volevate la pelle nera e quanto - donne! - eravate incazzate con i vostri ex...

Why do I waste my time on you
Giving you loving that you don't deserve
And if I had the chance to think it through
I probably wouldn't waste my time on you
Stavolta ho fatto l'allievo diligente e mi sono informato sulle ultime attività di Tiffany - vero nome della cantante. Dopo un musical, un reality e diversi frammenti usciti su YouTube, ecco S.O.S. (Tell Me Where You At). E un nuovo album in arrivo.

A giovedì prossimo :-)

giovedì 28 giugno 2012

Grande Giove!



Popolo di Twitter e di Facebook, anche del futuro avete la memoria corta. La data di arrivo di Marty McFly nel secondo episodio della saga è il 21 ottobre 2015, e non ieri. Avete ancora più di 3 anni per prenotare l'albergo a Hill Valley.

Canzone del giorno: Linkin Park - Burn It Down.

sabato 21 aprile 2012

To Rome With Love


  • Sloppy Sam's! Ci sono stato 12 anni fa!
  • Villa d'Este!
  • Se incontro una come Monica non la prendo solo a schiaffi: la faccio cadere per terra e poi la prendo a calci finché le esce tutto il sangue!
  • 280: Piazza Mancini - Piazzale Partigiani!
  • Santa Maria in Montesanto e Santa Maria dei Miracoli!
  • Monica: Julia è me! ... ma perché non continui? Julia è la Bosnia, Julia è questo pavimento, Julia è l'aria, Julia è mia zia Mary, Julia è tutto quello che hai sempre pensato sul sesso... sulla geologia! (Tom Newman, in Nel bel mezzo di un gelido inverno di Kenneth Branagh, da me recentemente interpretato a teatro)
  • Quella comparsa la conosco!
  • Ci voleva Woody Allen per non far recitare la moglie di Benigni!
  • Marvis! La crema da barba che usava mio nonno! O forse era gel per capelli? No, mi sa che era dentifricio!
Canzone del giorno: Joyce Jonathan - Les Souvenirs.

lunedì 27 febbraio 2012

Moretti vs. Hazanavicius

Messaggi a Nanni Moretti, dopo la sua intervista a Hollywood Party (Radio 3) nella quale il regista di Bianca definiva The Artist "stra-stra-stra-sopravvalutato" :
  • The Artist è un film francese, quindi è bello;
  • tu non sei francese;
  • se non fosse per i tuoi amichetti comunisti (lasciatemelo dire, per una volta!), tu saresti allo stesso posto che spetta a Pingitore e Vanzina (figlio);
  • fatti una canna.
Canzone del giorno: New Order - Ceremony.

venerdì 6 gennaio 2012

È la fine!


È la fine! Non cercare di fermarmi questa volta, Spugna, non cercare di fermarmi questa volta, Spugna, non tentare nemmeno di fermarmi questa volta Spugna, fermami, Spugna! Spugna! Solleva il tuo colloso posteriore e vieni qui a salvarmi!

Canzone del giorno: Portugal. The Man - So American.

sabato 31 dicembre 2011

La lezione di fine 2011

I tipi del panificio del mio quartiere di Padova ormai mi conoscono tutti; anche se io solo di uno conosco il nome: Andrea, col quale discutiamo sempre di film, quando mi ci reco in un momento in cui il negozio è vuoto.

Poco meno di un anno fa, quando uscì La versione di Barney e Andrea ancora non l'aveva visto, gli consigliai di leggere il romanzo. Lui mi rispose che raramente leggeva; e il suo collega, dietro il bancone, mi mostrò un volumetto che aveva ricevuto in regalo per Natale, precisando che non l'avrebbe mai aperto, non perché non fosse interessante o troppo lungo (erano neanche 150 pagine), ma proprio perché lui non legge mai.

Avevo già deposto l'abitudine di partire con il predicozzo sull'analfabetismo di ritorno, ma solo per un senso di inferiorità nei confronti dei miei colleghi/coetanei/familiari in procinto di trasferirsi/sposarsi/figliare. Perché io non volevo saperne di spostarmi e avevo giusto appena aperto il mio primo conto corrente. Però avevo sempre un libro in mano.

Prima che la campanella del sei grande, non hai più 20 anni suonasse, avevo sempre rimproverato anche chi affermava di non avere tempo per leggere. Ribattevo che era una scusa, che in realtà non era il tempo a mancare ma la voglia, e il resto lo sapete perché l'avete detto anche voi (vero che l'avete detto anche voi?).

Probabilmente, ancora adesso l'aria da non leggo e me ne vanto del collega di Andrea mi darebbe fastidio, nondimeno, quest'anno la mancanza di tempo - e di voglia, sì - per leggere l'ho sperimentata su di me.
Negli ultimi mesi ero costantemente in ansia per gli esami del dottorato. Finivo spesso a notte inoltrata, e quando non restavo in ufficio a lavorare, la sera ero o fuori con i miei amici, o a fare tandem, o agli incontri tra studenti italiani e stranieri, o alle prove di teatro. Da quando papà se n'è andato, voglio stare il meno possibile da solo, anche se la compagnia è solo un'eccezione alla solitudine.

Giunto a letto, avevo giusto quei 30 secondi di lucidità per mettere la sveglia. Di leggere prima di dormire - un'abitudine che credevo immutabile - non se ne parlava. In treno - che prendo molto più di rado - già a 100 m dalla partenza la palpebra è caduta: esclusi anche i mezzi pubblici. Ma soprattutto, non avevo la serenità per aprire un romanzo e dimenticarmi di tutto ciò che non gli appartiene. Preferivo accendere il televisore, ebbene sì.


Solo in queste vacanze, in cui riassaporo il piacere di svegliarmi tardi senza sensi di colpa, riscopro anche il piacere di leggere. Prima con Zia Antonia sapeva di menta, l'ultima opera di Andrea Vitali, regalatomi dagli amici della mia ragazza; poi con Mondo senza fine, il seguito dei Pilastri della terra: ahhh, che bello appassionarsi già alle prime 50 pagine sapendo che ne restano ancora più di 1000!

Ricevuta la conferma ufficiale che l'anno prossimo sarò ancora dottorando, nel 2012 avrò sicuramente meno l'acqua alla gola - quantomeno, non tutti i giorni per tre mesi. Quindi, si tornerà a leggere. Ma se dovessi nuovamente dire che il poco tempo per leggere è una scusa, vi prego: bruciatemi la lingua.


Si conclude così il 2011 anche per Senza traccia: 131 post quest'anno. Non male, considerato che a marzo, quando l'ho cambiato d'abito, il mio obiettivo era arrivare alle tre cifre.

Buon anno a tutti, amici lettori: a rileggerci a gennaio!

Canzoni di fine anno: Airborne Toxic Event - Changing; Broken Bells - The High Road; Ganglians - Sleep; The Shins - New Slang; The Naked and Famous - Bells.

venerdì 30 dicembre 2011

Antologie

Quando ero bambino e, anziché i cartoni animati, guardavo i telequiz, ero affascinato dagli spezzoni: i frammenti di film o altri programmi televisivi usati come spunto per le domande ai concorrenti.
Ne ero affascinato al punto che, a 10 anni, subito dopo l'acquisto del primo videoregistratore, la "mia" videocassetta era un mosaico: due minuti del telegiornale della sera, altri due minuti delle coppie in crisi con Marta Flavi, e via discorrendo.
Un'antologia televisiva personale, si potrebbe dire; anche se includere Marta Flavi tra gli ανθοί (fiori) è quantomeno discutibile.

Comunque, tutto ciò è per dire che, di fondo, le antologie hanno sempre un certo fascino.

Sul tavolo del soggiorno di casa di mia zia, c'è - aperta sempre alla stessa pagina - l'antologia di mio cugino che ora frequenta la terza liceo. È il primo volume di Letteratura Letterature, edizione Zanichelli.
L'altro giorno, mentre la sfogliavo, tenendomi accuratamente alla larga dal burrone ai cui piedi sta il lacrimoso labirinto dei ricordi di scuola - pericolo aggravato dalla visione di Immaturi - da un lato provavo la stessa sensazione che avevo provato al primo contatto con la mia antologia del liceo, il mitico Sistema letterario di Guglielmino e Grosser. Una sensazione di completezza: come se, una volta letto tutto il volume, si sapesse tutto ciò che c'è da sapere sui protagonisti e sulle opere della letteratura italiana dal '200 al '500.

Ma ora, a differenza di 16 anni fa, alla sensazione di completezza si affianca la sua opposta. Di incompletezza, per l'appunto; e di distacco da quell'universo letterario cui, al contrario, il manuale dovrebbe avvicinare.
Come se, cioè, il manuale mi dicesse hey boy, il Decameron non si legge senza permesso!

Una volta, in quarta liceo, lessi qualcosa "senza permesso" : il secondo canto della Gerusalemme Liberata, tra l'episodio di Olindo e Sofronia e l'arrivo dei cristiani a Gerusalemme. Lo nominai in classe, e il prof fece cadere il discorso sull'istante. Probabilmente doveva solo proseguire col programma, ma mi fece passare la già scarsa voglia di leggere le parti non incluse nell'antologia.

E la voglia era scarsa per un'altra, secondo me, pecca dell'approccio antologico: poiché i testi sono relativamente brevi, di essi devi sapere tutto. Stile, linguaggio, ritmo: tutto esaminato nei dettagli. E quando arrivava il momento di una lettura integrale, a me prendeva l'ansia di dover fare l'analisi di ogni frase.

L'anno successivo, studiando letteratura inglese, fu ancora peggio: autori che teoricamente avevamo studiato, ma dei quali di fatto non avevamo letto nemmeno una riga. Ann Radcliffe, per dirne una; Thomas Gray; quell'Arnold Bennett bersaglio delle critiche di Virginia Woolf. Ma stavolta non dissi al prof che avevo letto per intero la Ballata di Coleridge, e non solo le prime tre parti.

Da questo e da altri episodi mi nacque il fastidio anche solo per la parola: antologia. Anche se, letteralmente, significa scelta di fiori. Ieri pomeriggio, a Voi siete qui, Matteo Caccia chiese a Gabriella, insegnante di lettere in una scuola media della provincia di Asti, che aveva raccontato la sua fuga dal Natale, quale argomento stesse trattando con i suoi allievi appena prima delle vacanze. "In antologia stavamo trattando l'articolo di giornale," rispose Gabriella. Ma che materia è antologia? La materia semmai è italiano scritto!

Canzone del giorno: Go Periscope - Chick Flick Tears.

venerdì 6 maggio 2011

Parce que le français, c’est la langue du cinéma!

Al momento dello scambio di pareri, dopo la visione di una pellicola proveniente da oltralpe, il mio esordio di default è: innanzitutto va tenuto presente che è un film francese, quindi è bello - e l'enfasi di detto esordio è direttamente proporzionale all'antipatia del mio interlocutore nei confronti della Francia.

Bernardo Bertolucci - La commare secca

A Pagina3, stamattina, ha avuto spazio un'intervista a Bernardo Bertolucci sul Venerdì di Repubblica, nella quale il regista - che sarà prossimamente premiato a Cannes con una Palma d'oro alla carriera - ricorda i tempi del suo primo lungometraggio, La commare secca, quando pretese dai giornalisti che lo intervistassero in francese. Perché, gli chiese uno di loro: perché il francese è la lingua del cinema!

E ieri sera, ad un concorso presso il locale Certe notti di Padova, i Red Moonlight suonarono l'incipit della Marsigliese in memoria di Napoleone. Anche solo per questo meritano il mio inchino.

Canzoni del giorno: Judith - Te passe pas de moi (perché la Francia oggi domina); Elton John - Your Song (eseguita dai Red Moonlight).

lunedì 8 febbraio 2010

Pregiudizi coveristici

Nina Zilli sarà tra i partecipanti a Sanremo 2010, la prossima settimana; è già conosciuta, tuttavia, per L'amore verrà, cover di You Can't Hurry Love.
Scopro ora che una versione italiana esisteva già, cantata dalle stesse Supremes che nel 1966 l'avevano incisa per la prima volta. Era facile da immaginare, dal momento che, come racconta chi ha vissuto quegli anni, raramente i successi d'oltre confine giungevano in Italia nella versione originale.

Non sapevo però che Gianni Morandi, a Canzonissima del 1968, avesse presentato una cover. Lo scoprii un mesetto fa, guardando The Boat That Rocked (I love Radio Rock): quando Simon (Chris O'Dowd) sposa Elenore (January Jones) sulla barca, la radio pirata trasmette, per l'appunto, Elenore dei Turtles.

Ecco. Di Scende la pioggia al massimo riconoscevo una melodia gradevole, e invece Elenore mi esalta. Complici troppi varietà televisivi nostalgici di quarta categoria? Oppure anche io sono vittima del pregiudizio verso le canzoni italiane?

In ogni caso, forse è stato meglio che Franco Migliacci abbia adattato il brano della band californiana. Immaginate quanti, altrimenti, al momento del ritornello sarebbero partiti con "e l'energiiiiaaaaa..." ?

lunedì 25 gennaio 2010

No ghe 'a fasso

Un paio d'ore fa: torno dal cinema parrocchiale dove hanno dato A Serious Man (e chi l'ha visto può dunque comprendere il mio stato d'animo), e arrivo a casa, trovando uno dei miei due coinquilini che aveva appena finito di seguire il derby di Milano.
Preparo la cena - risparmiatemi la predica sul fatto che non si mangia alle 11.30 di sera, prego - e, mentre mangiamo, i nostri discorsi sono unicamente calcistici.
Premetto che non disdegno per nulla il calcio, ma da qualche anno praticamente vedo solo i risultati e la classifica; neanche ricordavo che il Real Madrid si fosse comprato Benzema, giusto per dirne una.
Nel frattempo, lo schermo del televisore mostra o La domenica sportiva o Controcampo.
Verso mezzanotte e mezza, le sintesi delle partite della giornata sono finite; vedo Franco Ordine - che inizialmente pensavo fosse quello che a Guida al campionato imitava Maurizio Mosca - Arrigo Sacchi, Giampiero Mughini e altra gente: si parla dell'Inter, della crisi della Juventus e via discorrendo.

Meno male che a un certo punto abbiamo spento, visto che ne stavo uscendo pazzo. Qualcuno che segue questi dibattiti mi vuole spiegare come fa? Un giorno di settembre andavo in macchina da Roma al Circeo con mio cugino: era lui che guidava, e la radio era perennemente sintonizzata su Rete Sport, emittente che parla unicamente della Roma. La squadra di Totti - per la quale tifo anche io, per la cronaca - aveva appena ingaggiato Claudio Ranieri. Ora, ok, le speculazioni, le speranze dei tifosi... Ma due ore tutte così? Ho chiesto a mio cugino come facesse - perché la ascolta spesso - aspetto ancora una risposta.

Canzone del giorno: Mau Mau - Due cuori.

sabato 23 gennaio 2010

Timore letterario

Circa un anno e mezzo fa, stipulai un patto con la mia Frau.
Lei avrebbe letto La versione di Barney e io La straniera, il suo romanzo preferito - meglio: il primo romanzo della sua saga preferita.
Trattandosi (lo dice pure la quarta di copertina) di un romanzo storico sentimentale, ed essendo io stato lasciato da pochissimo, convenimmo che l'avrei letto dopo che la fase acuta mi fosse passata.

Nel frattempo lessi altri libri, il pH non risalì a sufficienza e l'opera prima di Diana Gabaldon rimase sul comodino.
Solo all'inizio di questo mese decisi - sollecitato nuovamente dalla Frau - di onorare il patto.

Sono a pagina 50 (di circa 800) e presumo che nel vivo degli eventi debba ancora arrivare.
Ma, onestamente, non nascondo un certo timore.
La Frau diceva: leggi La straniera e capirai cosa vogliono le donne.
Il problema è che diceva la stessa cosa del film Australia, riferendosi in particolare al mandriano Drover. Allora, va detto, la summenzionata fase acuta era piuttosto recente ma io, dopo aver visto Australia, ero stato preso da un attacco di tristezza pensando che S. mi aveva accusato di non essere abbastanza "romantico" , e che con ogni probabilità lei avrebbe sognato un uomo come Drover, personaggio creato proprio per piacere alle donne.

Mi pare di capire che Jamie Fraser - il protagonista maschile della saga della Straniera - non abbia niente a che vedere con Drover, e non sia nemmeno un bad guy. Ma se il pH, anziché risalire, crollasse a livelli da acqua regia?

Per ogni evenienza, ho stipulato un altro patto con la Frau: se arriva la tristezza, la manderemo via insieme.

Canzone del giorno: Paloalto - Breathe In.

martedì 30 giugno 2009

Mostri contro alieni

Visto all'arena qui vicino, stasera. E mi complimento con tutti i bambini presenti; gente, anche adulti, prendete esempio!
Non mi era mai capitato di vedere in 2D un film che, nelle sale attrezzate, viene proposto in 3D. Immagino che la versione 2D altro non sia che la sequenza dei fotogrammi per il solo occhio sinistro, o destro, della versione 3D. E fin dall'inizio, con uno dei due cacciatori di ufo che gioca con la racchetta e la pallina legata all'elastico, si capisce che alcune scene sono fatte apposta per esaltare l'effetto tridimensionale.

Alcune citazioni sono palesi, altre meno: io ho notato Independence Day (il robot alieno che aveva lo scudo antiproiettile, proprio come l'astronave aliena del kolossal di Roland Emmerich), Mars Attacks! (la forma della testa di Galaxhar), Superman (il quantonium è l'opposto della kryptonite; e Susan/Ginormica, verso la fine del film, è in una delle tipiche posture del supereroe interpretato, al cinema, da Christopher Reeve). Anche la colonna sonora, a tratti, ricorda quella di pellicole famose: Indiana Jones, per esempio.

Nelle file accanto a me c'erano solo bambini, e io ogni tanto mi sentivo un po' fuori posto a ridere a battute che costoro, per ovvi motivi, non possono capire: come quando il presidente degli Stati Uniti suona, al robot alieno, il tema di Beverly Hills Cop; oppure quando viene nominato X-Files, o quando a una lumaca gigante in Francia viene dato il nome di Escargantua.
Ma anche i cartoni non sono più quelli di una volta...

Canzone del giorno: Franz Ferdinand - Twilight Omens.