Visualizzazione post con etichetta greco. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta greco. Mostra tutti i post

lunedì 25 novembre 2013

#25N

Giove, perché questa magagna rea
degli uomini, le donne, a luce desti?
Se tu volevi seminare il germine
dei mortali, alle donne uopo non era
ricorso avere; ma doveano gli uomini
nei templi tuoi deporre un peso d'oro,
o di ferro, o di rame, e fare acquisto
del seme dei figliuoli, indi, ciascuno
in ragione del prezzo, e in casa vivere
liberi, senza donne. Adesso, invece,
per introdurre il reo flagello in casa,
perduti van delle famiglie i beni.
E che gran male sia la donna, basta
a dimostrarlo questo solo: il padre
che la nutrí, la generò, la manda
fuori di casa, e sborsa anche la dote,
purché libero sia da quel malanno.
E quegli, invece, che in sua casa accoglie
questa genía calamitosa, gode
nel ricoprire l'idolo esecrabile
con gli ornamenti belli, e s'arrapina
intorno ai pepli, misero, e in rovina
manda la casa. Ed è, necessità.
Ché, se coi grandi s'imparenta, deve
far lieto viso a un matrimonio tristo.
Se poi buona è la sposa, e son da poco
i suoi parenti, soffocare ei deve
con le belle apparenze i suoi dolori.
Il meglio per un uomo è avere in casa
una donna da nulla, anche se inetta
e sempliciona: le saccenti aborro.
Deh, mai, mai quella donna in casa mia
non entri, che presuma oltre il suo sesso!
Ché la malvagità suscita Cípride
di preferenza nelle scaltre: invece,
di semplicetta nell'angusta mente
meno ha ricetto la follia d'amore.
Né mai dovrebbe alcuna ancella presso
stare alle donne, ma le mute gole
sol delle fiere, sí che non potessero
ad alcuno parlar, né voce intenderne.
Ché le persone tristi intrighi intessono
in casa, e fuor li portano le ancelle:
come ora tu, ribalda vecchia, vieni
a me, per far del talamo intangibile
del padre mio, mercato: ond'io con fluida
acqua mi monderò, dentro le orecchie
la verserò. Come alla taccia posso
di tristizia sfuggir, quando mi sento
per gli orrori che udii, contaminato?
O donna, e tu sappilo bene: salva
ti fa la mia religïon: se, còlto
di sorpresa, giurato io non avessi
pei Numi, stato io non sarei, che tutto
al padre io non svelassi. Or dalla casa,
finché Tesèo lontano è dalla patria,
io me n'andrò: sarà muto il mio labbro.
E con mio padre tornerò, vedrò
come potrai fissarlo in viso, tu
e la signora tua, saprò per prova
l'audacia tua, sino a qual punto arriva.
Alla malora! D'odïar le femmine
io mai non sarò sazio, anche se dicono
che mi ripeto sempre: anch'esse, dico,
sono sempre perverse. O le ammaestri
alcuno ad esser sagge, o sia concesso
a me, che sempre contro esse mi scagli.

(Euripide, Ippolito, traduzione di Ettore Romagnoli)

lunedì 16 settembre 2013

"Tu sei mezzo greco, vero?"

L'anno scorso, ad un incontro in occasione del primo anniversario della scomparsa di mio papà, prese la parola uno dei redattori dell'Azione, il settimanale diocesano al quale mio papà aveva collaborato per più di 35 anni: "Gianfranco, da bravo uomo di cultura, odiava il calcio: il suo sport, infatti, era il ciclismo..."
Io, seduto in terza fila, mi alzai e lo interruppi: "Cosaaaa???"
"Be', inseriva spesso riferimenti a gare di ciclismo, tappe del Giro d'Italia... no?" replicò il giornalista.
"E per forza, con la capa tanta che gli facevo io..."

Mio papà era aggiornato sul ciclismo perché io sono appassionato di ciclismo: fosse stato per lui, sarebbe morto domandandosi perché mai, ogni anno, un uomo vestito di rosa scorrazzi su due ruote per lo Stivale. Eppure, nella redazione dell'Azione, si credeva che mio padre fosse appassionato di ciclismo.

Sempre l'anno scorso, un ragazzo che frequenta la mia stessa comitiva, e che mi aveva sentito conversare in greco con la mia tandem e altri studenti Erasmus dalla Grecia o da Cipro, mi chiese: "Tu sei mezzo greco, vero?"
Io gli risposi che sì, mia madre si chiama Δέσποινα ed è nata a Salonicco. Ma mi domandai se costui non fosse in preda ad una temporanea βλακεία dovuta a troppo κρασί, visto che mi conosceva da almeno sei mesi.


Qualche mese dopo, un cameriere del pub dove ci incontriamo di solito esclamò: "Ma io avevo sempre creduto che tu fossi italiano! Scopro adesso che sei greco!"

Secondo voi, io gli ho detto la verità?

Musica del giorno: Louis Vierne - Sinfonia per organo n. 1.

sabato 18 maggio 2013

Ignorantia vestra, humanitas mea

Gli scatoloni di libri usati, ai mercatini delle pulci o alle sagre paesane, sono i miei preferiti: e non mi riferisco solamente al risparmio.

Mi affascinano, in quegli scatoloni, i tormentoni del passato, i best seller mancati, i saggi di attualità che non è più attualità, i testi scolastici monocromatici dal linguaggio aulico.

Ogni volta che compro un libro usato - da uno scatolone, o su eBay - non mi domando a chi fosse appartenuto, ma perché il precedente proprietario se ne sia disfatto.
Doppione? Ciofeca? Scaffale pieno? Moglie col randello in mano?

Nel caso di un testo scolastico la risposta è fin troppo facile. Anche se, vedendo i testi che campeggiano attualmente negli zaini, mi viene voglia di dare ai miei futuri figli i manuali che ho usato io.
Possiedo una grammatica di greco antico, per il ginnasio. Appartenuto a Marta, la quale, a occhio e croce, non doveva amare granché accenti e spiriti. Se Saffo cantava d'amore, Marta affidava il suo, di amore, alle pagine del manuale della lingua di Saffo.

I saggi di ex attualità sono i volumi più istruttivi di tutti. Ancora più dei "casi letterari" che provocano la stessa reazione del nome di Laura Luca. Ve lo ricordate Christian Jacq? O Michel Rio?


Sono istruttivi da un lato perché la memoria di certe cose non deve essere persa; dall'altro, perché sfogliandone uno ci rendiamo conto di quante cose sono state per qualcuno di noi ragione di litigi epici, di amicizie rotte... e adesso, che fatica anche solo ricordare i nomi! E quanti soldi qualcuno di noi ha speso, per rovinarsi il fegato. Rivaluto i soldi spesi per i vestiti firmati.



Leggo oggi che, a Bari, un uomo è morto e i suoi eredi hanno gettato i suoi libri nel cassonetto, successivamente razziato dai lettori locali.
Non faccio ramanzine sul valore della cultura. Non mi sorprende nemmeno che gli eredi del bibliofilo defunto non abbiano pensato di donare la sua collezione alla biblioteca civica o a una scuola. Una persona capace di gettare dei libri in un cassonetto neanche sa cosa sia, una biblioteca.
Anzi: gettatene di più, magari nei cassonetti sotto casa mia. Ignorantia vestra, humanitas mea.

giovedì 16 maggio 2013

Il declino dei classicisti

Da Il declino del Liceo Classico, del prof. Massimo Rossi, docente di latino e greco a Montepulciano (Siena):
Leggendo, in questi giorni, i dati emanati dal MIUR sulle iscrizioni alla scuola secondaria superiore per il prossimo anno scolastico 2013/14, si nota che [...] nell'ambito dei Licei, l'unico incremento significativo è quello dello scientifico delle scienze applicate. Non buoni sono invece i risultati dei Licei tradizionali, ed in particolare quello del Liceo Classico, per il quale risulta in calo la percentuale degli iscritti a livello nazionale, con un passaggio dal 6,7% del totale al 6,1%.
[...]
[Tra le cause del declino del Liceo Classico vi è] la superficialità della società moderna, che non tiene più in alcun conto la cultura e la formazione umana dei nostri giovani. Si tratta, nel caso specifico delle discipline umanistiche, di una formazione lenta e graduale, i cui frutti non si colgono subito, ma nel corso degli anni e durante l'intero percorso dell'esistenza. [...] Ma questi princìpi, che per noi uomini alle soglie della terza età e da sempre cresciuti con questo tipo di cultura sono ovvi e scontati, non lo sono per i giovani di oggi, figli della società del "tutto e subito" e alimentati con la tecnologia della tv e del computer, anch'essa peraltro vissuta passivamente e superficialmente da chi passa le sue giornate su facebook o su twitter. I ragazzi di oggi, condizionati dall'ignoranza dei mass-media, dei politici e dei ministri stessi, i quali fanno intendere che per realizzarsi nella vita è sufficiente saper usare un tablet o sapere l'inglese, non comprendono più nemmeno l'importanza ed il valore della cultura umanistica, e perciò non prendono più neanche in considerazione l'idea di frequentare un Liceo Classico. La loro è pura ignoranza, l'ignoranza di chi è inconsapevole del valore di certi studi e perciò li rifiuta a priori.
Caro prof. Rossi,
nonostante il bel ritratto che ha fatto di me e di tutti i miei colleghi, rei di aver scelto una scuola diversa dal Liceo Classico, voglio riservare solo per lei una delle mie storie.

C'era una volta un ragazzo che voleva imparare a suonare l'oboe.
Nel suo paese c'erano due scuole di musica.
Il ragazzo andò a informarsi alla prima scuola. Gli furono mostrate le aule, presentati i professori e illustrato il programma degli studi. Lezioni pratiche, per la tecnica di esecuzione e l'interpretazione. Lezioni di musica d'insieme, perché non si è mai soli quando si fa musica. Lezioni di teoria musicale e solfeggio, perché senza una solida base teorica non si va lontano.
Il ragazzo fu entusiasta, ma giustamente volle sapere cosa gli avrebbe offerto la seconda scuola. Suonò il campanello: gli furono mostrate le aule, presentati i professori e illustrato il programma degli studi.
"Non capisco," osservò il ragazzo, "qui è scritto che le lezioni pratiche saranno di pianoforte. Scusi, mi sembrava di aver detto di voler imparare l'oboe."
"Imparerai anche l'oboe, figliolo," gli rispose una professoressa dal volto arcigno, forzando un sorriso. "Ti insegniamo il pianoforte perché ti prepara a qualsiasi cosa."
"D'accordo. Ma quando comincerò con l'oboe?" domandò il ragazzo.
"Fra cinque anni. Come tutti!" La professoressa era decisamente sorpresa dell'arroganza del ragazzo.
"Cosa?!?!?"
Il ragazzo prese le sue cose e guadagnò la porta, annunciando che si sarebbe iscritto all'altra scuola.
La professoressa, non potendo fermarlo, cominciò a inveire. "Sei un ignorante! Non capisci il valore dello studio del pianoforte! E non lo capirai mai, perché hai bruciato il tuo cervello ascoltando l'oboe! Vuoi tutto e subito, non sai cosa sia la pazienza! Ti pentirai di quello che stai facendo! Morirai servo del potere!" Gridava sempre più forte, finché il ragazzo scomparve dalla sua vista.
E pianse, di fronte al gran coda dell'aula magna che nemmeno lei, da anni, toccava.

mercoledì 23 gennaio 2013

C'era il trucco!

Ero consapevole fin da subito che imparare il greco non sarebbe stato libero da insidie. Mica parlo dei verbi irregolari, eh: come dico ai greci che mi chiedono perché voglia imparare la loro lingua, διασκεδάζω όταν κάτι είναι δύσκολο (mi diverto quando qualcosa è difficile).

Mi riferisco alle innumerevoli volte che, in mensa per esempio, riconosco l'accento, attendo di poter distinguere qualche parola per poi scoprire che è spagnolo. (Si badi bene che ho detto in mensa, non in coda per un museo.) E non me ne vogliano gli spagnoli, ma loro stanno ad ogni angolo! :-)

Canzone del giorno: Moby - Porcelain.

lunedì 3 dicembre 2012

Ad te levavi

Quest'anno i tradizionali post di ogni domenica d'Avvento verranno chiamati col loro nome, avendo scoperto che ciascuna ne ha uno - che coincide con le prime parole dell'Introito ;-)


Rieccomi qui, ragazzi.
Il primo pensiero di questo Avvento va ovviamente a coloro che hanno animato l'iniziativa delle Foglie sulla neve. Chi con tanti, chi con pochi post... grazie a tutti, non solo per la soddisfazione che ho provato nel vedere questo titolo tante volte in barra, ma soprattutto perché ciascuno di voi le ha dato la sua personale impronta, come una diversa specie arborea.
Sarà un'iniziativa che sicuramente ripeterò l'anno prossimo; magari facendola durare un po' meno, visto che pure a me a un certo punto stava sfuggendo di mano.

Sono già due settimane che Padova è vestita a festa. Io sono del partito pro-Natale, e sto perfino cominciando ad apprezzare le nuove luminarie a LED, decisamente più delicate del blu elettrico in voga qualche anno fa.
Quando passo accanto al grande albero di fronte al Palazzo del Bo, a Padova, non posso non pensare a Ελένη, la mia ex tandem greca, che l'anno scorso volle essere presente all'accensione delle luci. Το χριστουγεννιάτικο δέντρο, così si chiama.

Quest'anno, per la precisione il giorno 11, per la prima volta parteciperò a un'elevazione musicale. Con il coro della cattedrale, con il quale canto da un paio di mesi. Roba seria, si preannuncia: per esempio, un Veni Domine di Felix Mendelssohn, che canteranno le donne. Altro che quella pacchianata della Marcia nuziale...



Passando a brani meno impegnativi, non credevo di poter essere ricordato per un'interpretazione canora, e invece è successo: con la ragazza di un mio ex compagno di teatro, che si ricorda di me ogni volta che sente Il ballo di San Vito, che io manco ricordavo di aver cantato al matrimonio di un nostro amico!


E sempre a proposito di canto, ieri a casa di un mio amico tedesco si è onorata la loro tradizione della prima domenica di Avvento, con Spekulatius, Lebkuchen e Glühwein, e alla fine abbiamo cantato Stille Nacht. È una scemenza, lo so, ma era la prima volta che non ero da solo a cantare l'originale :-)

Canzone del giorno: Gianfranco Manfredi - Ma chi ha detto che non c'è.

domenica 4 novembre 2012

Foglia sulla neve #28

Questi giorni devo lavorare, ponte o non ponte. E tra venerdì e sabato avevo pure la febbre, scoperta nella notte, dopo essere uscito dall'ufficio alle 2.20 e aver fatto tutta la strada fino a casa a passo di lumaca perché la gomma anteriore della bicicletta ha deciso di bucarsi ancora prima che aprissi il cancello.

Stamattina avevo messo la sveglia alle 9, ora della Lezione di musica di Radio 3 Suite. Si parlava del Concerto per violino di Alban Berg, dopo che ieri Francesco Antonioni aveva spiegato la struttura della dodecafonia; ma non ce l'ho fatta, e mi sono svegliato in realtà un'ora dopo.

Ma cosa c'è di meglio, per uno che ama il greco, che iniziare la giornata con una canzone greca?

venerdì 17 agosto 2012

Στην παραλία τα χαράματα - In spiaggia all'alba (7), parlando greco



Chi mi ha frequentato, quest'anno accademico, sa che per me è stato l'anno della lingua greca. Ho cominciato per gioco, in mensa con una mia collega ateniese; e poiché imparo in fretta, il compito non fu pesante né per lei né per tutti i greci che avrei conosciuto.

Per tutto l'anno, il mio unico supporto portatile fu WordReference.com, che da poco aveva aggiunto il greco. Prima di venire al mare, ho scaricato sullo smartphone una versione di prova del dizionario Collins inglese-greco.

Ora il periodo di prova è scaduto, per cui o lo compro (per circa 16 euro) o, per l'anno prossimo, mi affiderò ancora al dizionario online.

I vantaggi del Collins sono senza dubbio la maggior ricchezza di esempi (su WordReference.com non sempre ci sono le frasi con le traduzioni complete), la velocità e la non necessità di una connessione a Internet.

Tuttavia, voi spendereste 16 euro per un dizionario elettronico? Per di più, me ne chiederebbero altri 5 per un anno di garanzia nel caso in cui fosse necessario un backup dei dati: questo significa che, di fatto, i 16 euro (o 21) andrebbero spalmati sugli anni di vita dello smartphone, anzi del suo sistema operativo.

No, credo proprio che continuerò a usare WordReference.com. Piuttosto: fra un mesetto potrò nuovamente chiedere un tandem; considerato che posso chiedere due lingue, una sarà ancora greco, e parlo già francese, inglese e tedesco... qualche suggerimento per la seconda? ;-)

Canzone del giorno: Club Dogo - Pes.

giovedì 22 marzo 2012

Farsi capire in Grecia

Greco? Ma quante lingue parli?
Cinque, compreso l'italiano...
Italiano, inglese, tedesco...
... francese e un po' di greco.
Io di greco capisco solo spread e riot.
(Sguardo lacrimogeno.)
Oh, no... Ti ho ferito? Scusa...
(Ancora, sguardo lacrimogeno) No, non mi hai ferito, ma è di pessimo gusto.



Dite che sono esagerato?

Canzone del giorno: Tame Impala - Why Won't You Make Up Your Mind?

venerdì 30 dicembre 2011

Antologie

Quando ero bambino e, anziché i cartoni animati, guardavo i telequiz, ero affascinato dagli spezzoni: i frammenti di film o altri programmi televisivi usati come spunto per le domande ai concorrenti.
Ne ero affascinato al punto che, a 10 anni, subito dopo l'acquisto del primo videoregistratore, la "mia" videocassetta era un mosaico: due minuti del telegiornale della sera, altri due minuti delle coppie in crisi con Marta Flavi, e via discorrendo.
Un'antologia televisiva personale, si potrebbe dire; anche se includere Marta Flavi tra gli ανθοί (fiori) è quantomeno discutibile.

Comunque, tutto ciò è per dire che, di fondo, le antologie hanno sempre un certo fascino.

Sul tavolo del soggiorno di casa di mia zia, c'è - aperta sempre alla stessa pagina - l'antologia di mio cugino che ora frequenta la terza liceo. È il primo volume di Letteratura Letterature, edizione Zanichelli.
L'altro giorno, mentre la sfogliavo, tenendomi accuratamente alla larga dal burrone ai cui piedi sta il lacrimoso labirinto dei ricordi di scuola - pericolo aggravato dalla visione di Immaturi - da un lato provavo la stessa sensazione che avevo provato al primo contatto con la mia antologia del liceo, il mitico Sistema letterario di Guglielmino e Grosser. Una sensazione di completezza: come se, una volta letto tutto il volume, si sapesse tutto ciò che c'è da sapere sui protagonisti e sulle opere della letteratura italiana dal '200 al '500.

Ma ora, a differenza di 16 anni fa, alla sensazione di completezza si affianca la sua opposta. Di incompletezza, per l'appunto; e di distacco da quell'universo letterario cui, al contrario, il manuale dovrebbe avvicinare.
Come se, cioè, il manuale mi dicesse hey boy, il Decameron non si legge senza permesso!

Una volta, in quarta liceo, lessi qualcosa "senza permesso" : il secondo canto della Gerusalemme Liberata, tra l'episodio di Olindo e Sofronia e l'arrivo dei cristiani a Gerusalemme. Lo nominai in classe, e il prof fece cadere il discorso sull'istante. Probabilmente doveva solo proseguire col programma, ma mi fece passare la già scarsa voglia di leggere le parti non incluse nell'antologia.

E la voglia era scarsa per un'altra, secondo me, pecca dell'approccio antologico: poiché i testi sono relativamente brevi, di essi devi sapere tutto. Stile, linguaggio, ritmo: tutto esaminato nei dettagli. E quando arrivava il momento di una lettura integrale, a me prendeva l'ansia di dover fare l'analisi di ogni frase.

L'anno successivo, studiando letteratura inglese, fu ancora peggio: autori che teoricamente avevamo studiato, ma dei quali di fatto non avevamo letto nemmeno una riga. Ann Radcliffe, per dirne una; Thomas Gray; quell'Arnold Bennett bersaglio delle critiche di Virginia Woolf. Ma stavolta non dissi al prof che avevo letto per intero la Ballata di Coleridge, e non solo le prime tre parti.

Da questo e da altri episodi mi nacque il fastidio anche solo per la parola: antologia. Anche se, letteralmente, significa scelta di fiori. Ieri pomeriggio, a Voi siete qui, Matteo Caccia chiese a Gabriella, insegnante di lettere in una scuola media della provincia di Asti, che aveva raccontato la sua fuga dal Natale, quale argomento stesse trattando con i suoi allievi appena prima delle vacanze. "In antologia stavamo trattando l'articolo di giornale," rispose Gabriella. Ma che materia è antologia? La materia semmai è italiano scritto!

Canzone del giorno: Go Periscope - Chick Flick Tears.

giovedì 1 dicembre 2011

Είμαι γκρινιάρης (μα μιλάω Ελληνικά)

Ossia: io sono un piagnone (ma parlo greco) (*) - anzi, forse proprio per questo sono un piagnone.

Questa è la prima parte - per ragioni di lunghezza - della storia della conoscenza tra me e Sabrina. Iniziata il 20 ottobre 2008, terminata esattamente 35 mesi dopo.

La sera di lunedì 20 ottobre 2008 partecipai alla mia prima lezione di tedesco. In quel periodo stavo lavorando alla tesi, e poco meno di due mesi prima ero stato lasciato. Il Deutschkurs e il laboratorio teatrale erano fondamentalmente le uniche cose che mi distraevano dal domandarmi, imbambolato, perché io e S. non stessimo più insieme.

Il clima, tra gli aspiranti germanofoni, fu presto da classe di liceo. Spesso ci vedevamo anche al di fuori del corso, per uno spritz o due passi in centro.
Due ragazze studiavano il tedesco perché fidanzate con ragazzi tedeschi, e una di loro era Sabrina. Classe 1978, psicologa.
Di lei mi colpirono immediatamente la determinazione e l'indipendenza. Soprattutto un anno dopo, quando costei, che per giunta aveva appena aperto il suo studio, decise di trasferirsi in Germania, da colui che in seguito sarebbe diventato suo marito.
Era molto diretta, e lo apprezzavo: anche quando secondo lei mi facevo troppe pare.

Dopo il trasferimento in Germania, ogni tanto Sabrina tornava in Italia per un weekend, e ci incontravamo, noi ex corsisti e altri suoi amici.

Ad uno di questi weekend, nel marzo 2010, io non ero propriamente gioioso. Una ragazza si era comportata molto male con me: ero deluso e arrabbiato. Forse avrei dovuto starmene a casa, ma speravo di distrarmi un po'.
Poiché, tuttavia, il mio volto non sa mentire, i presenti mi chiesero se qualcosa non andasse, e io ammisi.
Sabrina non mi fece finire neanche la prima frase, e partì con la filippica: tu ti fai condizionare troppo, non devi dare peso a queste cose, le persone vanno e vengono, e bla bla bla. Tutte cose vere, probabilmente: ma non era né il momento né il luogo. E poi, santiddio, ma perché della gente si sente sempre in dovere di darti consigli, magari facendoti pure la paternale davanti a estranei e facendoti sentire un povero deficiente?
Nessuno ha loro insegnato la regola fondamentale: mai contraddire una persona ferita?
Nessuno ha insegnato loro che, 9 volte su 10, una persona ferita sa già qual è la strada per stare meglio, ma che magari non ha voglia di prenderla subito?
O quantomeno, che a volte ha solo bisogno di essere ascoltato?

Purtroppo, con questi individui e nelle suddette circostanze, il mio karma va a farsi benedire. Offrendo loro un destro formidabile per darmi del disturbato e suggerirmi di trovare un bravo terapeuta. Sarebbe bastato parlare d'altro e io sarei stato la persona più di compagnia del pianeta.

Inutile dire che la serata fu un disastro. Ma, alla fine, io e Sabrina chiarimmo, e amici come prima... o quasi.

(continua)

Canzone del giorno: Lorie - Ensorcelée.

(*) Per una cosa devo ringraziare Sabrina: avermi fatto trovare finalmente una parola che inizia con γκ, che in greco moderno è un'unica lettera e si pronuncia g.

domenica 27 novembre 2011

1ª d'Avvento


È arrivata quasi senza che me ne accorgessi, quest'anno, la prima domenica di Avvento. Da bambino me la segnavo pure sul diario: Avvento vuol dire Natale, e Natale per me voleva dire Roma, nonni, zii e cugini. L'albero (το Χριστουγεννιάτικο δέντρο), su mia imposizione, in casa mia si addobbava sempre il pomeriggio della prima domenica di Avvento.

Nonostante ormai da diversi anni mio papà non venisse a Roma per trascorrere le feste con il resto della famiglia, poiché mia zia era anziana e lui non si fidava a lasciarla sola, questo sarà il primo Natale senza di lui. E in casa mia non ci saranno né presepe né albero. Pazienza: il presepe andrò ad ammirarlo in chiesa, e c'è un bellissimo enorme albero di fronte al Bo. In attesa di vedere quelli di piazza San Pietro.

Da anni mi ripromettevo di costruire una corona con le quattro candele, tre viola e una rosa - per la Dominica Gaudete, la terza. E anche quest'anno la corona compare solo qui, sul blog.

Due settimane fa, il brano del Vangelo era la famosa parabola dei talenti, e mai come adesso io provo solidarietà per il servo malvagio e infingardo, che nascose il talento per paura. Mi ha sempre inquietato, quella parabola: forse non l'ho mai capita, forse nessuno me l'ha mai spiegata come si deve, ma mi sono sempre domandato perché il padrone avesse dato somme diverse ai tre servi. Se sapesse già che uno dei tre non avrebbe fatto fruttare ciò che gli era stato affidato, e per quello gli avesse dato poco. (Per quanto un talento fosse comunque una somma considerevole.) Perché lo condanni per la sua paura.

E mi chiedo, soprattutto, se quel servo malvagio e infingardo sono io.

Canzone del giorno: Master Tempo ft. Κολέτσα - Πιο Καλά.

sabato 19 novembre 2011

Propositi culturali


La sequenza universitaria di un post fa, attualmente la sto rivivendo per preparare il mio primo esame di dottorato. Inutile dire che spero di giungere al punto 8; ma oggi, a dire il vero, voglio concentrarmi sul punto 6.

Ovvero: oggi voglio parlare dei propositi culturali!

Perché diciamolo: anche se studiare è sempre faticoso, anche se ci sono materie di cui porteremmo volentieri i libri a 451 °F, qualcosa - dico qualcosa - di quello che studiamo ci piace. E ci piacerebbe approfondirla, magari a scapito di altri argomenti noiosi.

Ebbene, ecco la domanda numero 1:
che cosa, mentre studiavate, vi siete ripromessi di approfondire una volta finito?
Oppure, variante per i lavoratori:
di che cosa, mentre eravate impegnatissimi con qualcos'altro, avete detto lo studierò quando avrò tempo?
Comincio io:
  • alla fine della terza liceo, dopo lo studio delle trasformazioni di Galileo: la relatività ristretta di Einstein;
  • durante la quarta, avvertendo un senso di perfezione recitando le ottave: i poemi cavallereschi (Boiardo, Ariosto, Tasso...);
  • dopo cinque anni (e mezzo, considerato il pre-corso della terza media) di latino, insegnatoci al livello dei migliori licei classici, i rudimenti (della grammatica) del greco antico;
  • quasi come una sfida: il tedesco;
  • dopo aver compiuto un balzo da gasteropode la sera di Natale del 2007: la Divina Commedia;
  • praticamente da tutta la vita: imparare a suonare uno strumento.
È probabile che abbia dimenticato qualcosa, ma non è importante. Ben più importante è la domanda numero 2:
quanti, dei propositi elencati nella risposta alla domanda numero 1 (o 1bis), sono stati in seguito messi in pratica?
Qui la mia risposta è facile: nessuno. Con la lodevole eccezione del tedesco, che cominciai a studiare tre anni fa, e ora posso dire di conoscere discretamente.
Quanto al greco, pure quello lo sto imparando: quello moderno però, με την Ελένη και την Ελένη - la prima è una mia collega di matematica, la seconda è la mia tandem. Con la mia ragazza, laureata in lettere classiche, abbiamo fatto un patto: fisica in cambio di greco antico. E, prima o poi, costei dovrà capacitarsi che io legga le η come i.

Canzone del giorno: Cloud Control - There's Nothing in the Water We Can't Fight.

martedì 8 novembre 2011

Pioggerellina 2, la vendetta

Είμαι νέος ακόμα, και έχω πολλά να μάθω, αλλά απόψε διάβασα ασκετά.

(Sono ancora giovane, e ho ancora molto da imparare, ma stanotte ho studiato abbastanza.)

  • 2.20 AM: dopo un'afterhour in ufficio, scrivo questa frase su Facebook, faccio per alzarmi, radunare le cose e andare a casa.
  • 2.21 AM: da fuori si sente un rumore agghiacciante.
    Sta venendo giù l'intero universo. Tuoni e fulmini, l'8 novembre.
    Se i miei coinquilini non hanno portato dentro lo stendibiancheria, tutto il mio bucato si è infradiciato. E mi è rimasto solo un paio di mutande per cambiarmi.
  • 2.50 AM: ricordo che la porta della stanza dei dottorandi in fondo al corridoio un'ora fa era aperta. Ci vado. Ci sono Stefano e Francesca. Scambio due parole, l'ennesimo sfogo per il guaio in cui si trova il mio dottorato.
  • 3.05 AM: Stefano e Francesca sono andati a casa approfittando di un momento in cui la pioggia si era indebolita. Io non mi sono fidato, considerato che devo fare quasi 20 minuti di bicicletta per arrivare a casa, e da metà percorso in poi non posso nemmeno infilarmi sotto i portici.
  • 3.22 AM: sono ancora in ufficio, e la pioggia non accenna a smettere. Cosa faccio? Di studiare ancora non se ne parla. Non ho dvd da vedere. Leggo un libro? Ho Ciclismo patafisico di Alfred Jarry, regalatomi dal regista della mia compagnia teatrale la sera della prima dell'ultimo spettacolo prodotto.
    Laudato si’ mi’ Signore, per sor aqua,
    la quale è multo utile et humile et pretiosa et casta.
    Signore, mi hai sentito? Ti ho ringraziato. Ora puoi farmi la grazia di smettere per almeno un'ora?
  • 3.25 AM: penso ai genovesi, che di sicuro se la passano peggio di me.

Canzone della notte: Plan B - Stay Too Long (appunto).