giovedì 16 novembre 2023

Due pesi e due gaffe

Sul Fatto Quotidiano di ieri, Alessandro Cattelan prende le difese di Francesca Michielin, dopo l'ormai virale gaffe su Ivan Graziani.

Caro Cattelan, te la ricordi Alice Sabatini? La Miss Italia 2015 che, intervistata da Claudio Amendola riguardo a un'epoca in cui le sarebbe piaciuto vivere, rispose: "nel 1942, per vedere realmente la Seconda Guerra Mondiale: tanto sono donna, il militare non l'avrei fatto, sarei stata a casa con la paura"? La ragazza, all'epoca, aveva 18 anni: non ricordo difese da parte tua nei suoi riguardi, quando fu presa a pesci in faccia. Sempre parlando chi "dice una cosa sbagliata e la sua storia viene cancellata completamente", cosa mi racconti di quelle persone, con una carriera a cui ci si può solo inchinare, che per aver pronunciato una frase in contrasto con la propaganda liberal-progressista e guerrafondaia vengono riempite di guano da gente che ha appena finito di ciucciare il latte di mamma? Non ricordo difese di queste persone da parte tua, ma ti capisco: le avessi difese, l'Eurovision Song Contest l'avresti guardato dal divano di casa.

Io non ho mai sentito Francesca Michielin suonare: delle persone che ci hanno avuto a che fare dicono che sia brava. Ma allora perché nella vita non fa questo? Perché vuole fare la direttrice d'orchestra quando è palesemente inadatta? Perché vuole fare la presentatrice infilando una gaffe dietro l'altra? E no, caro Cattelan, le sue gaffe non sono come quelle di Mike Bongiorno, tipo "Paolo sesto? Ahi ahi ahi, amici ascoltatori, la risposta esatta era Paolo Vì!" Mike non sbandierava i suoi titoli - anche perché non ne aveva. Non posso sentir dire da un musicista che Bellissima di Annalisa è una canzone "armonicamente molto complessa"! Se una canzone con i classici quattro accordi è armonicamente molto complessa, una fuga di Bach allora com'è?

Chiunque ha il diritto di commettere errori e anche di fare gaffe. Ma, come dice la saggezza popolare, più alto è il piedistallo sul quale vi ergerete, più vi farete male quando cadrete.

mercoledì 22 marzo 2023

Bando a titolo gratuito

È di oggi la notizia secondo cui il ministero dell'università e della ricerca ha ritirato un bando di selezione di 15 "esperti ad elevata specializzazione" per i quali era previsto un compenso pari a zero euro. Con un impegno a tempo pieno, però.

La comunicazione ufficiale del ministero parla di "errore tecnico"; la ministra Anna Maria Bernini si sbraccia: "gravissimo, inaccettabile". 

La verità è che quel bando hanno dovuto ritirarlo perché c'erano già troppi candidati.

Canzone del giorno: Dezerter - Kłamstwo to nowa prawda.

venerdì 17 marzo 2023

Dialoghi con la ZTL

DependeDepende ¿de qué depende?De según como se mire, todo depende

Da più punti di vista, la mia situazione può dirsi privilegiata.

Dal punto di vista delle statistiche mondiali: vivo in un Paese del "nord del mondo", in una delle sue regioni più ricche.

Dal punto di vista della mia comunità: sono figlio di due insegnanti, entrambi estremamente colti; da piccolo, quando internet non c'era, se avevo bisogno di un'informazione non avevo bisogno di andare in biblioteca: libri ed enciclopedie li avevo in casa. O, spesso e volentieri, mi bastava chiedere ai miei.

Tuttavia, non mi sono mai sentito parte della "città bene". Innanzitutto perché il mio Comune di nascita conta meno di 30.000 abitanti, anche se sulla carta è una città - e anche adesso vivo in periferia - e poi perché quella cultura che i miei genitori avevano se l'erano costruita da sé.

Poco più di un mese fa ho avuto una discussione con Moreno (nome di fantasia), studente di ingegneria, a proposito di Elly Schlein, che non era ancora segretaria del PD e, in vista delle primarie, era data per sfavorita. Io non tifavo né per lei né per Stefano Bonaccini, dal momento che delle idee del loro partito non condivido praticamente niente. La discussione con Moreno verteva, in ogni caso, sulla credibilità di Elly Schlein. Come può la figlia di due professori universitari, rampolla di una famiglia di avvocati, magistrati, politici, ambasciatori... rappresentare "il popolo"? sostenevo io.

E Moreno: ma perché la figlia di due docenti universitari non può stare dalla parte dei poveri? Anche San Francesco d'Assisi era ricco di famiglia...

Moreno è ingenuo, ma è un bravo ragazzo. Ed è in buona compagnia, d'altronde: per quanto un milione di votanti alle primarie del PD siano tutt'altro che un numero enorme - almeno pensando agli oltre 4 milioni che parteciparono nel 2005 - di persone che credono che Elly Schlein sarà colei che renderà felice Nanni Moretti ce ne sono.

Oggi, a ora di pranzo, ero in centro a Padova per un'iniziativa del centro universitario. Incontro una signora che conosco, artista e filosofa, e vado a salutarla. Era in compagnia di un giovane collega, Tiberio (altro nome di fantasia). Gilet jacquard con scollo a V, cravatta, giacca di lana cotta, stola bianca: la Padova bene in tutti i suoi stereotipi. Ci presentiamo, e parlando dei rispettivi curricula studiorum, io nomino il corso che ho dovuto frequentare per conseguire l'abilitazione all'insegnamento.

"Ah, l'abilitazione... Me l'hanno regalata," racconta Tiberio.

"In che senso regalata?", chiedo io.

"Eh sì, con il concorso... ho chiesto il part-time, ho chiesto l'aspettativa non retribuita, ma proprio mi tocca insegnare!" La nostra amica comune mi spiega che Tiberio vorrebbe fare il ricercatore universitario: ha già scritto diversi libri.

"Scusami tanto," replico io, "ma non te l'ha ordinato il medico di fare il concorso a cattedra!"

"Il medico no, ma mia madre sì!" esclama Tiberio.

La schizofrenia del giovin signore degli anni '20: è pronto a conquistare il mondo, ce l'ha con i boomer che glielo impediscono, ma guai a disobbedire alla mamma.

Questo dialogo si è svolto in una chiesa, e poco mancava che imprecassi nella casa del Signore. Decine di migliaia di giovani italiani farebbero carte false per essere nella posizione di Tiberio. Nella sua posizione, una banca non ci penserebbe due volte prima di concedergli il mutuo per l'acquisto di una casa, per dire.

Ecco: elevate Tiberio alla kappesima potenza, e otterrete Elly Schlein. Ma ci sarà sempre un Moreno pronto a bersela.

Canzone del giorno: Jarabe de Palo - Depende.

venerdì 9 dicembre 2022

Meno male che c'è Maître Gims

Sì, lo so che Simone Cristicchi preferiva Carla Bruni, e infatti mi compare su Spotify, tra le nuove uscite, una canzone dove c'è Carla Bruni.

Mi compare perché è ospite di un singolo di GIMS, che seguo: Demain.

Va be', devo proprio ascoltarla?, mi chiedo. Ma sì, a Natale siamo tutti più buoni...

Tout est devenu clair le jour où tu m'as pris la main
Montré le chemin
Alors j'ai regardé l'univers me sourire
Me dire que tout ira mieux demain

Je serai, je serai là si tu tombes
Je serai, je serai là pour t'attendre
Je serai, je serai là si tu tombes
Je serai là pour t'attendre

Intanto seguo il testo, e penso che non desidererei altro che qualcuna a cui dire parole come queste... Va be', si tratta di fantascienza.

Però con Elisa no, non ce la faccio. Neanche se canta coi Muse.

giovedì 8 dicembre 2022

Come apprendono i nativi digitali? (1)

(In questo post ripeterò un po' di cose già scritte in Riquadri e pillole; e infatti tale post era ispirato all'esperienza che sto per raccontare.)

All'inizio di quest'anno scolastico, il corpo docente della scuola dove lavoro è stato obbligato a partecipare ad un seminario, dal titolo Come apprendono i nativi digitali?, curato da due giovani psicologhe.

Il mio non è un rimprovero verso chi ha organizzato questa attività. Sono certo che la persona in questione era animata dalle migliori intenzioni. 

Ma la prima cosa da dire è che nativi digitali è un'espressione del marketing, che non ha alcun riscontro nella realtà. A inizio carriera ho insegnato informatica per quattro anni, nel liceo delle scienze applicate (e anche in un istituto professionale): molti studenti restavano delusi, perché erano convinti che, essendo bravi a smanettare col cellulare o coi videogiochi, avrebbero preso ottimi voti senza studiare. Ma soprattutto molti studenti erano totalmente incapaci di utilizzare le più elementari funzioni di un editor di testi: già solo per muoversi all'interno del testo usavano esclusivamente il mouse, con perdite di tempo incalcolabili. Proprio come gli "utonti" più anziani.

Venendo al contenuto del seminario, non c'era assolutamente nulla di nuovo rispetto a ciò che sentivo dire da 25 anni, tanto è il tempo trascorso da quando ho cominciato a leggere materiale sull'insegnamento. Cioè, in sintesi:

  • i ragazzi di oggi sanno molte più cose dei loro genitori, ma la loro conoscenza è più frammentaria: vengono a contatto con molte curiosità, dai video sui social media;
  • complici i soliti cellulari, i ragazzi di oggi tendono a fare tante cose insieme: sono multitasking; pertanto è difficile per loro concentrarsi a lungo su un unico task;
  • la conoscenza frammentaria non costituisce vera e propria cultura; occorre "incasellare" tali frammenti in modo da costruire un tutto organico;
  • la scuola deve assolvere a questo compito: pertanto, l'insegnamento basato sulla lezione frontale è superato; l'insegnante deve essere più che altro un facilitatore.

La battuta più scontata è: care psicologhe, ci dite che dobbiamo smetterla con la lezione frontale, ma quello che ci state facendo in questo momento è una lezione frontale. Più o meno come scrivere su un social che non si deve trascorrere troppo tempo sui social.

25 anni fa non c'erano i furbofoni (termine mutuato da Un uomo in cammino) né i popularia media (una delle due parole era già in latino: ho dovuto fare solo metà lavoro); ma dei ragazzi di allora, cioè di me, si dicevano esattamente le stesse cose. Le cause: i quiz in televisione; le interruzioni pubblicitarie; le riviste per ragazzi con gli angoli delle curiosità; i riquadri colorati sui manuali.

All'epoca, oltretutto, io frequentavo un newsgroup sulla scuola - mamma mia, ancora un po' e si scriveva ancora con la Lettera 22! - e, anzi, mi infervoravo su questi argomenti. Ce l'avevo a morte con la "scuola tradizionale": con gli insegnanti che non valorizzavano le iniziative spontanee degli studenti; la scuola dove se uno studente, in una verifica, diceva qualcosa che aveva imparato in modo "informale", che aveva letto di sua iniziativa... veniva a volte rimproverato dall'insegnante, solerte nel riportarlo sui binari.

In effetti, due episodi della mia carriera scolastica ancora mi pesavano:

  • la mia maestra delle elementari che ci aveva assegnato un problema su un triangolo rettangolo che non era risolvibile senza il teorema di Pitagora, che non avevamo ancora visto. Io lo portai a scuola risolto, e non avevo usato il teorema di Pitagora: poiché le lunghezze dei cateti del triangolo erano date, e non erano maggiori delle dimensioni di un foglio A3, ero stato in grado di disegnarlo in scala 1:1, e avevo poi usato il righello e il goniometro. Mi sarei aspettato un apprezzamento dalla maestra, e invece mi giunse un rimprovero: prima ancora che dicessi come avevo fatto, lei partì in quarta. Certo che l'hai risolto, perché a te hanno già spiegato il teorema di Pitagora! Perché devi sempre metterti in mostra? 
  • il mio insegnante di italiano in quarta liceo, mentre studiavamo la Gerusalemme liberata di Tasso. Avevamo letto il primo e il terzo canto; e io, di mia iniziativa, avevo letto il secondo, quasi come volendo "colmare il buco" - non ho mai amato le "selezioni", neanche se il loro nome vuol dire "raccolta di fiori". Lo nominai, in classe, in un mio intervento dal posto, e fui zittito.
    Non avrei più colmato i buchi. E quando l'insegnante, l'anno dopo, chiese a un volontario di leggere un saggio di Henry Boyd, col cavolo che mi offrii. Volontario, certo: nel senso che fa la volontà dell'insegnante!

E non capivo come mai, su quel newsgroup, i futuri colleghi fossero infastiditi dalle mie parole e rispondessero con sarcasmo.

(continua)

Canzone del giorno: Vistas - My Head Feels Strange.

martedì 6 dicembre 2022

Leo Gassmann

Disclaimer per i miei nuovi lettori: io non perdo un'edizione del Festival di Sanremo dal 1986. Col mio conquilino storico, la settimana precedente la rassegna, prendiamo TV Sorrisi e Canzoni e facciamo l'esegesi dei testi. Quindi, se volete convincermi a non seguire la prossima edizione, io vi convinco a leggere qualcosa che non sia questo post 😁

Il primo nome che mi è saltato all'occhio, quando ho letto la lista dei partecipanti a Sanremo 2023 - cui, lunedì prossimo, si aggiungeranno altri sei nomi da Sanremo Giovani - è quello di Leo Gassmann.

Leo Gassmann è il candidato perfetto ad essere la nuova Anna Tatangelo. Dopo un'edizione vinta tra le nuove proposte (Leo Gassmann nel 2020, Anna Tatangelo nel 2002), è il nome che ad ogni edizione di Sanremo deve piacere a forza sia alle nuove che alle vecchie generazioni. E che puntualmente scompare dopo la finale. Non ho mai capito perché su Anna Tatangelo si sia insistito così tanto; su Leo Gassmann la ragione è fin troppo evidente.

Avevo capito l'antifona già al Sanremo Giovani che gli aprì la strada alla vittoria nelle nuove proposte quando, con una lagna mortale, il rampollo batté Thomas, che invece presentava una canzone discreta.

Nel mio piccolo, voglio rendere giustizia al battuto.

mercoledì 30 novembre 2022

Videomapping a 2π

Fino al prossimo 18 dicembre, ogni sera il salone del Palazzo della Ragione di Padova viene illuminato dalle animazioni artistiche di Sidera Aurea, realizzato da Odd Agency e che decisamente vale il prezzo del biglietto.
Però, pensavo: non è del tutto esatto dire che si tratta di un videomapping a 360°. Si tratta di un videomapping a 2π, tanta è l'ampiezza, in steradianti, dell'angolo solido illuminato dai proiettori.

martedì 29 novembre 2022

Social-compleanni

Riaprire i social - dall'inizio della pandemia ho eliminato le app dal telefono - ormai serve solo a farmi rendere conto del perché si sta meglio senza. Fra le tante ragioni: perché così non si vedono foto di feste di compleanno restandoci male per non essere stati invitati.

Musica del giorno: Toshio Hosokawa - Blossoming.

domenica 27 novembre 2022

Il fisico che c'è in me

Due sere fa, un mio amico stava furiosamente facendo gli ultimi ritocchi a delle formule di struttura di composti organici, per la sua tesi di laurea magistrale in chimica. Doveva consegnare il lavoro entro la mezzanotte.

Ad un tratto, chiese agli altri presenti se avevano un "oggetto piccolo" da dargli. Nessuno ce l'aveva a portata di mano. Così il laureando strappò un pezzettino di carta assorbente da un rotolo che era sul tavolo e lo appoggiò sullo schermo in corrispondenza degli anelli carboniosi. Doveva confrontare le dimensioni degli anelli carboniosi disegnati in due diverse formule.

In quel momento mi accorsi che la tesi l'aveva scritta con Word, usando l'estensione ChemDraw per le formule chimiche.

"Per forza che devi fare così: non usi LATEX!" osservai io. Non avevo mai usato per disegnare formule di chimica organica, ma non avevo dubbi che esistessero dei pacchetti appositi. E infatti esistono: chemfig, xymtex...

Il laureando mi guardò malissimo.

"Lo so, qui emerge il nerd che c'è in me..." aggiunsi.

"No: qui emerge il fisico che c'è in te!" esclamò lui.

(Alle ore 23.09, la tesi fu consegnata.)

 Canzone del giorno: Trois Cafés Gourmands - La vie est fragile.

venerdì 25 novembre 2022

Impara la matematica!

Vengo a sapere grazie ai mondiali in Qatar dell'esistenza di Byju's, piattaforma per l'apprendimento a distanza con sede in India; e vengo a sapere oggi che, circa un anno fa, ha acquisito GeoGebra, software molto conosciuto tra gli studenti e gli insegnanti di matematica.

GeoGebra è abbastanza diffuso anche nelle scuole italiane, per quanto io non sappia quanti miei colleghi effettivamente lo usano e lo fanno usare anche ai loro studenti.

Ma ve le immaginate delle pubblicità del genere in Italia? 

Impara la matematica! Impara la scienza! Impara a programmare!

Figuriamoci. Questo è il Paese dove la gente si vanta di non sapere nulla di matematica, e dove "essere dalla parte della scienza" significa non credere in Dio - e, nel frattempo, credere che un virus contagi soltanto dalle 18 alle 6.

Canzone del giorno: Suede - Animal Nitrate.

giovedì 24 novembre 2022

Qatar 2022

Mondiale per niente interessante, sento dire da qualcuno. Partite loffie, sento dire da qualcun altro. Mondiale da boicottare per i diritti umani, da qualcun altro ancora.

Non fatemi ridere. L'unico motivo per cui sento dire queste cose è perché non gioca l'Italia.

E sapete che vi dico? Che a me va benissimo un mondiale dove non gioca l'Italia. Tutte le partite in chiaro: cosa posso volere di più? Tanto, non tifo Italia da quando non la allena più Arrigo Sacchi. E per un attimo ci ho creduto, quando Berlusconi ha detto che avrebbe varato una manovra che avrebbe garantito un milione di posti di lavoro.

domenica 13 novembre 2022

Arduino

Come insegnante di fisica, sto partecipando, in questi mesi, ad un corso di aggiornamento sul laboratorio. In sintesi: i relatori propongono a me e ai miei colleghi delle esperienze didattiche, preferibilmente con oggetti di uso comune, facilmente reperibili in commercio; e noi, nelle nostre scuole, dovremmo proporli agli studenti.

Tra l'anno scorso e quest'anno, alcune delle esperienze erano interessanti e divertenti: studiare come decresce il livello dell'acqua in un tubo verticale con un foro in basso (decrescita esponenziale); valutare l'ordine di grandezza della durata dell'impatto di una pallina di gomma con una superficie, quando rimbalza su di essa (sul vetro è dell'ordine dei millesimi di secondo; sul polistirolo espanso è dell'ordine dei centesimi di secondo); usare un LED come rilevatore di luce.

L'altro ieri, l'ultimo incontro cui ho partecipato, che è il primo di una serie di tre incontri, riguardava Arduino. È da quando ho cominciato a insegnare che sento parlare di Arduino (o di Raspberry Pi): sia ora, che insegno matematica e fisica, sia a maggior ragione qualche anno fa, quando insegnavo informatica.

Con Arduino - che, a quanto ho capito, in estrema sintesi è una scheda programmabile collegabile a sensori (di posizione, di luce, di rumore, di temperatura, di pressione...) e attuatori (LED, display, altoparlanti, motori...) - pare che io possa automatizzarmi anche la casa, se lo so programmare. A costo decisamente ridotto rispetto ai sistemi di domotica commerciali. Ma viene molto utilizzato anche per svolgere esperimenti scientifici.

Il costo di una scheda Arduino nonché degli apparecchi ad esso collegabili è decisamente abbordabile. Sul sito ufficiale ora ci sono pure gli sconti in occasione del Black Friday.

E pensavo, mentre il relatore ci faceva provare dei programmi semplici (come attivare un pulsante per accendere un LED, o raccogliere dati di luminosità da un sensore analogico):

se avessi oggi l'età dei miei studenti, sicuramente lo vorrei come regalo di Natale. E ci avrei smanettato alla grande.

Invece, l'altro ieri - e, a dire il vero, tutte le volte che ho sentito nominare Arduino o Raspberry Pi - il mio pensiero ricorrente era: no, troppo complicato. E non voglio perdere le mie giornate, quando magari fuori c'è un sole splendente, a rincretinirmi davanti a della silicaglia.

Il problema è che, magari non davanti a della silicaglia, ugualmente mi rincretinisco. Ecco perché questa sensazione non la vivo affatto come un bene.

Che mi succede?

Canzone del giorno: zebrahead - Licking on a Knife for Fun.

giovedì 10 novembre 2022

Indice e anulare

Una mia ex collega, insegnante di matematica e fisica, aveva avuto il mio stesso professore di Analisi matematica all'università, una quindicina d'anni prima di me; e raccontava che, secondo il detto professore, la matematica fosse "roba da uomini". La cosa non le ha impedito di laurearsi, in ogni caso: e non ricordo troppa vena polemica, nel suo racconto. Giusto un po' di sarcasmo.

Da diversi anni nelle università, sulle riviste di divulgazione scientifica nonché sulle "terze pagine" dei quotidiani imperversano iniziative per incentivare le studentesse ad iscriversi alle cosiddette facoltà STEM (science, technology, engineering, mathematics), a quanto pare ancora feudo maschile. Addirittura erano stati stanziati fondi dal ministero dell'istruzione, qualche anno fa, a tale scopo. Come mai nessuno pensi a incentivare gli uomini a iscriversi a lettere, psicologia o scienza della formazione primaria non è dato sapere, ma va be'.

Le riviste di divulgazione scientifica ho smesso di leggerle appena mi sono iscritto all'università; ma le pagine culturali dei quotidiani, che al contrario a lungo avevo continuato a leggere, da qualche anno non le reggo più. Non c'è numero dove non ci sia il piagnisteo della donna che, da piccola, veniva bullizzata perché le piaceva la matematica piuttosto che i romanzi rosa; o il calcio piuttosto che le bambole. Io preferivo le bambole al calcio, da piccolo, e mi è stato fatto pesare parecchio; ma va be'. (Giocavo anche con le macchinine: ecco perché su di me non si scrivono articoloni.)

Insomma, il mantra è: non esistono giochi da maschi o da femmine; non esistono materie da maschi o da femmine; non esistono mestieri da maschi o da femmine. E chi sostiene che le donne siano più predisposte per i lavori di educazione, di cura, di relazione... è un sessista e un fascista.

A parte il fascismo, che ormai si invoca anche quando qualcuno parla male dei Måneskin, io potrei anche essere d'accordo, e mi spingo oltre: io detesto l'espressione essere portato per... Quando un mio allievo mi dice di non riuscire in matematica perché non è portato, io gli rispondo: smettila di dire boiate e fila a studiare. Com'è che spesso i musicisti provengono da famiglie di musicisti? Perché hanno ereditato il gene del talento musicale, o magari perché fin da piccoli hanno sentito suonare in casa? Rasoio di Ockham in azione: la risposta esatta è la seconda.

Ieri sera, tuttavia, all'Eredità, a un certo punto compare una curiosa domanda:

Faccio una rapida ricerca, e a quanto pare uno studio esiste. L'ha condotto Mark J. Brosnan, dell'università di Bath, ancora nel 2010. Il testosterone e gli estrogeni, durante la gravidanza, sarebbero responsabili della lunghezza delle dita, e una maggiore quantità di testosterone promuoverebbe le aree del cervello dedicate al calcolo e alla misura, mentre una maggiore quantità di estrogeni svilupperebbe le attività verbali e la comunicazione.

Lo studio sarebbe stato condotto su un campione di studenti universitari. No sex differences are found, è scritto nel sommario, ma sbaglio o il testosterone è l'ormone maschile e gli estrogeni sono femminili? Ahi ahi ahi...

Canzone del giorno: Sugarstone - Heart Palpitations.

giovedì 22 settembre 2022

Slogan elettorale

"Il 25 settembre 2022 scegli la faccia come il culo" era un po' troppo difficile da scrivere. "Culo" si scriverà con la C o con la Q?

Canzone del giorno: White Lies - Trouble in America.

mercoledì 21 settembre 2022

Che cosa faccio venire in mente?

Alla fine dello scorso agosto venne a trovarmi un amico polacco, e domenica 28 lo portai a Ferrara. Dopo il castello estense, l'idea era di visitare anche la cattedrale o palazzo Schifanoia, ma ben presto ci rendemmo conto che la cosa più interessante era all'aperto. Era l'ultimo giorno del festival degli artisti di strada, e neanche io ci ero mai stato, nonostante sapessi della sua esistenza.

Mentre giravamo da un artista all'altro, io mi imbattei in un ex collega che non vedevo da parecchi anni, il quale mi disse: sai, vedendo tutti questi musicisti pensavo di incontrare proprio te, visto che sei così coinvolto in queste attività...

Caddi dal pero. Eravamo stati colleghi per un anno scolastico, e poi alcuni anni dopo quando io tornai in quell'istituto come commissario esterno di maturità: ci eravamo parlati, ma non così tanto. Forse, nelle conversazioni, avevo raccontato qualcosa del coro dove cantavo; oppure che avevo cominciato a studiare pianoforte da autodidatta.

Ma non pensavo proprio di poter essere associato ad attività musicali. Alla fisica o alla matematica, magari. Oppure alla noia: tante prese in giro a scuola lasciano il segno.

Sono soddisfazioni. E, nel frattempo, ora ho un'insegnante di pianoforte.

Canzone del giorno: Pixies - Vault of Heaven.

venerdì 16 settembre 2022

Riquadri e pillole

I colleghi insegnanti che hanno qualche anno più di me ricordano nostalgicamente i libri di testo di quando erano studenti: in bianco e nero, con poche illustrazioni, senza riquadri con curiosità varie o i riassunti dei concetti fondamentali. Li ricordano nostalgicamente perché era compito dello studente individuare i concetti fondamentali, costruire eventuali schemi... e lavorare, perciò, di matita ed evidenziatori.

Io sono abbastanza giovane per aver studiato su libri a colori, con un buon numero di illustrazioni e con i famigerati riquadri. Non c'è generazione che non abbia detto che ai suoi tempi sì che a scuola si costruiva la cultura, altro che al giorno d'oggi quando i giovani sono abituati ad avere tutto e subito. Uno dei motivi per cui lo si diceva quando ero studente io era proprio il formato dei manuali, per non parlare dei programmi delle TV commerciali con tante interruzioni pubblicitarie, a quanto pare responsabili dell'incapacità di concentrarsi.

Oggi sotto accusa sono i video di Internet con curiosità sul mondo animale, aneddoti sui personaggi storici, scoperte astronomiche: a causa di essi i giovani conoscono molte cose, più dei loro genitori; ma si tratta di una conoscenza frammentaria, che non forma una cultura.

Non serve scomodare Internet, per la conoscenza frammentaria. Peraltro, di quei manuali risalenti alla presunta età dell'oro - in bianco e nero, con poche illustrazioni e senza riquadri - io ne ho avuto qualcuno per le mani. Non c'era una singola frase non evidenziata da chi ci aveva studiato. Siamo sicuri che, con quei manuali, si imparasse davvero a individuare i concetti fondamentali?

Tuttavia, siccome gli anni passano anche per me, ammetto che quando sento parlare di cultura in pillole mi viene l'orticaria.

Canzone del giorno: The Mars Volta - Vigil.

domenica 11 settembre 2022

Io non mi pento

Teresa De Sio è uno di quei personaggi della musica italiana di cui conosco praticamente solo il nome: come di Claudio Villa, Oscar Carboni o Carla Boni. O no: in realtà c'è una sua canzone che conosco, ed è quella che dà il titolo a questo post.

Riaprendo la casa dove ho vissuto per tanti anni, e poi rimasta disabitata per altrettanti (v. post precedente), di sicuro trovo i dischi ascoltati e riascoltati. E, scorrendoli, perdo il conto degli oh mamma! davvero sono stato capace di comprare questa roba?

Certo che ne sono stato capace. E non so mentire: me li ricordavo tutti, quei dischi, uno per uno.

Ma, come dice la canzone sopra citata, non è giusto pentirsi di ciò che si è amato. Può darsi che quel gruppo adesso sia inascoltabile ma, molti anni fa, fosse davvero valido: un esempio a caso, i Coldplay. Oppure era fuffa fin dall'inizio ma, all'età che avevo, non me ne rendevo conto (e con me un mucchio di gente): che so, gli Europe. Magari era ciò di cui avevo esattamente bisogno a quell'età.

La cosa non vale solo per i gruppi musicali. Vale anche per gli scrittori; in particolare per i giornalisti; parlando di me, nella fattispecie, per Beppe Severgnini.

Lo trovo più simile agli Europe che ai Coldplay: fuffa fin dall'inizio. Eppure l'ho amato. Ne avevo una stima quasi incondizionata, e lo scrivevo anche qui. Ogni giorno seguivo la sua rubrica sul sito del Corriere della Sera dove pubblica, a volte rispondendo, messaggi dei lettori e mi è capitato, qui, di commentare qualcosa. Lo trovavo giustamente moderato - molti lettori di sinistra gli davano del berlusconiano - e ironico. Piaceva a mio padre, insegnante di inglese e affezionatissimo lettore del Corriere, in quanto conoscitore della lingua inglese e del mondo anglosassone; così avevo cominciato a leggerlo e a seguirlo. Andai pure ad ascoltarlo, due volte: a Milano, quando condusse la presentazione di Lunar Park di Bret Easton Ellis - e quando uno spettatore si rivolse allo scrittore californiano dicendogli "io sono gay, e la amo! Anche lei è gay e mi ama?" - e a Padova, quando presentò il suo L'italiano, lezioni semiserie.

Oggi, mi basta vedere la sua faccia in televisione per cambiare canale in tempo zero. Lo trovo l'esempio perfetto della banderuola furba: la persona che ha sempre le parole giuste per piacere ai benpensanti. A coloro che non mettono mai il naso fuori di casa, e fondano la loro opinione sulla narrazione dei mass media. La sua faccia quando, nel Regno Unito, fu chiara la vittoria del leave al referendum sulla Brexit è qualcosa di indescrivibile. Lui era sicuro che avrebbe vinto il remain: ormai gli inglesi sono cosmopoliti, se sono disoccupati a Exeter non vedono l'ora di andare liberamente a Bonn e fare i disoccupati a Bonn.¹ E invece...

Il motivo, per questo cambio di opinione su Beppe Severgnini? Ce n'è più di uno. Ne cito due, giusto per brevità: l'appoggio, nel 2013, alla decisione del Politecnico di Milano di erogare i corsi di laurea magistrale e di dottorato solo in lingua inglese - stiamo scherzando? un cittadino italiano che non ha il diritto di frequentare, in un'istituzione dello Stato italiano, un corso nella lingua ufficiale dello Stato italiano? - e l'appoggio alla buona scuola di Renzi. A Otto e mezzo pare abbia detto: la buona scuola può non piacere, ma Renzi ci ha provato. Provato a fare cosa, di grazia? I più triti luoghi comuni sugli insegnanti, ha avallato: ecco perché il gradimento di coloro che non mettono mai il naso fuori di casa.

Mentre scrivevo questo post, pensavo: ma se l'ho amato, come mi comporterei con Beppe se me lo trovassi di fronte in questo momento? Cosa vincerebbe, tra la stima del passato - ereditata da mio padre, probabilmente - e la disistima del presente?

Probabilmente, lo guarderei come guarderei Joey Tempest degli Europe: ok, mi hai fatto divertire un po', ma il rock è altra cosa.

¹ Lo so, è una citazione da Beppe Grillo: il Beppomonimo, come lo chiamava lui. Che criticava, quando era di moda portarlo in palma di mano. L'ho fatto apposta!

sabato 10 settembre 2022

Autoreverse

Quando ho riaperto questo blog, all'inizio del mese, la sensazione è stata quella di rientrare in una casa di mia proprietà, dove fossi vissuto per molti anni, e che poi per altrettanti anni avessi lasciato chiusa, senza portare nulla nella nuova abitazione. I mobili e gli oggetti sono là dove ero abituato a vederli; si è depositata molta polvere, ma basta un po' di olio di gomito. Le pareti hanno bisogno di una mano di vernice; il televisore funziona, riceve ancora alcuni canali ma, per molti altri, è necessario risintonizzarlo.


Con l'ascesa dei social, i blog in stile "primi anni 2000", col layout a due (o tre) colonne, senza particolari effetti grafici, sembravano dover subire la stessa sorte che i Buggles, nel 1979, profetizzavano per le "stelle delle radio". Invece, come le radio, anche i blog ci sono ancora, e basta poco per dare ad essi un aspetto semplice ma curato. Di sicuro meno di quanto occorre per ritinteggiare la casa.

La lontananza dai mobili e dagli oggetti ha evidenziato l'inutilità, o l'obsolescenza, di molti di essi. Una casa, per essere viva, deve avere tutto l'indispensabile ma deve avere anche dello spazio libero: è lo spazio per il futuro di chi ci abiterà. È necessaria una spietata cernita, che può anche essere dolorosa.

In effetti ho sempre dovuto fare un grosso sforzo di volontà, per liberarmi di certe cose. Così come per ripulire e rinnovare la lista dei blog che seguo (la barra). Avevo provato ad aggiungerne semplicemente di nuovi, ma il sistema non me lo permette: ottima occasione per ricompilarla da zero.

Così, oggi, diligentemente, ho iniziato a riempire una tabella riassuntiva dei blog che, fino al 2014, seguivo. Una tabella con cinque colonne: nome del blog; indirizzo del blog; data dell'ultimo post; stato del blog (attivo con post frequenti, attivo con post saltuari, on hiatus, non più esistente, spostato, non più pubblico); cosa fare (tenere o cancellare dalla lista). E come quando, traslocando, rovistavo tra le vecchie cose, ho trovato di tutto. I blog che erano attivi nel 2014, che lo sono tuttora e che pubblicano contenuti interessanti: da questi riparto per ricostruire la "rete". I blog che erano attivi nel 2014, che lo sono tuttora ma che non mi spiego come, nel corso degli anni, siano finiti in barra: eliminare senza pietà. Il blog di colei che è stata la mia migliore amica covando rancore: nella lista nera. I blog dove compare un post ogni mese se tutto va bene, o dove l'ultimo post risale al 2018 - a volte è un addio/arrivederci, proprio come il mio - e ai cui autori ero affezionato: tenere, se non altro perché ancora di più è durato il mio hiatus. I blog che ho seguito, commentato, e i cui autori non mi hanno mai degnato nemmeno di una visita: via, via, sciò. Il blog di Giorgio Israel, che da quasi sette anni non è più tra noi, e che fino al 2018 veniva ogni tanto curato dalla moglie Ana Millán Gasca, anch'essa docente universitaria di matematica.

Non ho finito, e in teoria ne avrei ancora abbastanza. In teoria potrei anche fermarmi, visto che mi mancano solo quelli dove neanche compare il titolo dell'ultimo post, in barra. Ma chi mi dice che non ci trovi qualche chicca? Nei negozi di usato, vado sempre alla sezione "meno di 1 euro" ...

Una casa non è rinnovata se non c'è qualcosa di vecchio - la mia iniziativa Foglie sulla neve! Ci stareste per partecipare? - accanto a qualcosa di nuovo. E qui arriva la parte più difficile. Non sono più aggiornato! Ci sono ancora gli widget, come sullo schermo del cellulare? Forse state pensando di me ciò che penserebbe il commesso di un negozio di hi-fi, sentendomi chiedere un'autoradio che, mi raccomando, abbia la funzione autoreverse: mica vorrò girare manualmente la cassetta ogni volta...

Canzone del giorno: Priest - Lonely Mansion.

giovedì 8 settembre 2022

Illustri sconosciuti

Alle Giornate Mondiali della Gioventù del 2016, in Polonia, a un certo punto passammo per Nowa Huta, il quartiere industriale di Cracovia. Magdalena, la volontaria che ci accompagnava, ci raccontò brevemente la storia del quartiere: costruito per volere di Stalin, al suo centro vi era una statua di Lenin, abbattuta dopo la caduta del regime. La piazza centrale, anch'essa dedicata a Lenin, fu poi intitolata a Ronald Reagan. Pensai io a tradurre le parole di Magdalena ai miei compagni pellegrini, i quali, in maggioranza ventenni, mi chiesero "e chi è Ronald Reagan?"

Quando, all'esame di maturità del 2019, i candidati dovettero estrarre a caso una busta con lo "spunto" da cui cominciare il colloquio orale, io, commissario interno, non resistetti alla tentazione di rivolgermi ai miei ormai ex studenti con la voce di Mike Bongiorno: allora, il candidato che busta vuole? la uno, la due o la tre? Allegria! Ma ovviamente a ridere furono solo gli altri commissari... In effetti, sarebbe stato come se a me, da studente, avessero citato Walter Chiari. 

Sempre a proposito di scuola, e di polacchi, io, che di certo non sono esente dal commettere errori, dico sempre ai miei studenti che, con me, valgono le parole di papa Giovanni Paolo II subito dopo la sua elezione: se sbaglio mi corrigerete. E mi fa sempre strano che costoro non abbiano mai conosciuto papa Giovanni Paolo II. D'accordo: quando pronunciò quelle parole neanche io ero ancora nato, ma sono state trasmesse in TV talmente tante volte...

Ora ho qualche anno per prepararmi all'incontro con gli studenti che non avranno mai conosciuto la regina Elisabetta II.